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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Gran Bretagna e l'antifascismo italiano. Diplomazia clandestina, intelligence, operazioni speciali (1940-1943)

Mireno Berrettini

prefazione di Massimo de Leonardis, Firenze, Le Lettere, X-162 pp., Euro 19,50 2010

Il volume si inserisce nel filone di ricerca che, a partire dagli anni '80 del secolo scorso, ha cominciato a ricostruire i rapporti tra «l'antifascismo italiano e gli anglo-americani, in particolare i britannici, nella seconda guerra mondiale», come scrive Massimo De Leonardis nella prefazione, ricordando, le opere di Elena Aga Rossi, Antonio Varsori, nonché le proprie; a queste aggiungerei i recenti contributi di Tommaso Piffer. Il lavoro è un «excursus dei rapporti italo-britannici durante il primo triennio di guerra […] fatto attraverso il prisma dello Special Operations Executive (Soe)», e si basa prevalentemente sulla documentazione conservata presso i National Archives di Londra che permette «di leggere il rapporto tra inglesi ed antifascismo in modo più articolato di quanto sia stato fratto fino ad ora» (p. 1).L'azione del Soe trovò da subito molti ostacoli, sia interni (perplessità degli stati maggiori sulla sua aspirazione al ruolo di quarta forza armata), che esterni (concorrenza del confratello americano Oss ecc.); a renderne difficile il cammino contribuì però soprattutto la mancata definizione del campo d'azione, oscillante tra l'attività politico-diplomatica, non sempre gradita a Londra, soprattutto al Foreign Office, e quella più propriamente operativa, di tipo paramilitare, basata sull'infiltrazione, al fine di alimentare la sovversione, compiere atti di sabotaggio, ecc. L'a. ricostruisce il quadro complessivo esaminando, da un lato i tentativi di reclutare agenti fra gli italiani che vivevano negli Stati Uniti, in Inghilterra e Canada, e fra i prigionieri di guerra, dall'altro, la rete di contatti politici stabiliti con gli antifascisti, prevalentemente azionisti, finalizzati a velleitari progetti di carattere insurrezionale (Lussu) o alla creazione di un governo militare, auspice Badoglio (pp. 84 ss.); fino alle «missioni» Caracciolo e Olivetti, nei mesi che precedettero e seguirono la caduta del fascismo, quando il Soe fu costretto a una sterzata «opportunistica», tagliando i ponti con gli ambienti politici che potevano mettere in discussione le scelte britanniche in favore della monarchia italiana (pp. 112-113). L'azione politico-diplomatica del Soe, non produsse risultati concreti, ma avrebbe permesso di tessere una fitta rete di contatti e di stabilire rapporti con tutte le componenti della società italiana: per questo, a parere dell'a., può essere considerata positiva. A differenza dell'attività paramilitare, penalizzata sia dai limiti propri del servizio, privo di un vero e proprio «indirizzo politico favorevole alla sovversione» (p. 62), sia dall'efficacia della risposta difensiva delle diverse polizie del fascismo e, soprattutto, del Servizio di informazioni militare (Sim) che riuscì a stroncare quasi tutti i tentativi di penetrazione e di offesa britannici. In questo campo la ricerca avrebbe tratto presumibilmente giovamento da una maggiore utilizzazione delle ricostruzioni - dovute alla storiografia italiana recente - di quegli avvenimenti, che invece sono appena accennati, o dati per scontati.


Giuseppe Conti