SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Religione politica e riscrittura della memoria nella Francia di Vichy

Monica Caiazzo

Milano, FrancoAngeli, 366 pp., euro 25,00 2008

A lungo la Francia di Vichy è stata un'esperienza politica classificata all'interno del collaborazionismo, un regime politico sostanzialmente privo di personalità, comunque spiegabile solo come un apparato burocratico al servizio dell'occupante. A metà degli anni '70 grazie agli studi di Robert O. Paxton a partire da quelli specificamente dedicati a Vichy (Vichy France, Columbia University Press 1972; trad. it. Il Saggiatore), e più generalmente gli studi sui nazionalismi stimolati dalle ricerche di George L. Mosse, il regime di Philippe Pétain ha avuto una nuova attenzione da parte degli storici che ne hanno opportunamente ripercorso tappe politiche, profilo istituzionale, organizzazione sociale, sensibilità. La monografia di Monica Caiazzo si inserisce in questo filone di studi che in Francia è stato avviato da Françoise Bédarida e dall'IHTP (Institut d'Histoire du Temps Présent) e in Italia ripreso da studiosi come Giorgio Caredda e Alceo Riosa.Il governo di Vichy non solo è esistito, ma ha anche espresso un'idea di Francia e ha avuto un preciso profilo culturale e politico («La Révolution Nationale»), caratterizzato da varie riforme tra cui una relativa alle relazione industriali e al regime salariale; una che riguarda gli assetti istituzionali e in particolare il rapporto centro-periferia, in cui si incrociano esaltazione delle autonomie locali e centralità della figura del capo; una riforma agraria e una della famiglia; una riforma dell'associazionismo giovanile, una del sistema scolastico.A monte di questo processo sta la costruzione di un sistema ideologico, di una religione politica della nazione che Monica Caiazzo ricostruisce con attenzione. Il volume si divide in cinque grossi capitoli: il primo dedicato alla definizione dei contenuti e alla costruzione del sistema di propaganda (uomini, ideologie, struttura del controllo, temi e fisionomia della «Révolution Nationale»); un secondo capitolo dedicato alla costruzione del calendario civico, alle feste, ai simboli, ai miti (ad. esempio all'uso del mito di Giovanna d'Arco, un tema quest'ultimo su cui aveva lavorato anche Michel Winock). Un terzo capitolo ? di impianto mossiano ? dedicato alla monumentalistica e alle politiche giovanili e alla «nazionalizzazione delle masse»; un quarto capitolo in cui sono presenti le suggestioni di Emilio Gentile sui segni e le forme della religione politica e in cui ampio spazio è dato allo studio e alle sovrapposizioni tra forme della sensibilità religiosa cattolica e forme della propaganda politica; un quinto capitolo dedicato al tema del consenso, alle curve dell'adesione delle masse al regime.Una ricerca che propone molte suggestioni e che consente di entrare nel laboratorio culturale, politico e sociale di una esperienza che presenta molti elementi di interesse per chi voglia affrontare in forma problematica e articolata la storia delle sensibilità ? e non solo delle politiche governative ? delle destre del '900 europeo.


David Bidussa