SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mussolini e Hitler. La Repubblica sociale sotto il Terzo Reich

Monica Fioravanzo

Roma, Donzelli, VIII-215 pp., euro 16,00 2009

Punto di partenza di questo denso volume è la critica alla «leggenda suggestiva» (p. 5) di un Mussolini sacrificatosi «per salvare l’Italia dalla vendetta tedesca» (p. 4), passata «dalla pubblicistica alla storiografia, anche sulle pagine di storici solitamente rigorosi ed autorevoli» (p. 5). Il costituirsi di quell’interpretazione e le sue fragilissime basi documentarie sono oggetto del primo capitolo, Il presunto sacrificio di Mussolini (pp. 3-56), che sostanzialmente riprende (come l’a. ci avvisa a p. 3) un saggio in parte omonimo: Il presunto «sacrificio» di Mussolini alle origini della Repubblica di Salò. Una questione di critica delle fonti, pubblicato sulla «Rivista Storica Italiana» nel 2006 (fascicolo II, pp. 492-529); seguono poi due parti di maggiore lunghezza intitolate La messa in scena (pp. 57-133) e La finzione dell’autonomia sovrana (pp. 135-199), entrambe tematicamente suddivise. A chiudere un breve Epilogo (pp. 201-207). Nel passaggio dalla prima alle successive sezioni ci si trova di fronte ad una secca torsione del punto di vista: mentre all’inizio prevale la critica delle fonti, in seguito l’a. si sposta sulla ricostruzione dei rapporti fattuali intercorsi tra la Rsi ed il Terzo Reich fondata tanto sulla letteratura esistente quanto su abbondante documentazione archivistica italiana e tedesca; la natura bifronte del lavoro obbliga ad un giudizio critico anch’esso sdoppiato.In primo luogo, è molto apprezzabile l’analisi critica e lo smontaggio della tesi della Rsi come «scudo» contro il furor teutonicus, sebbene venga da chiedersi perché, nonostante il più importante degli «storici solitamente rigorosi» ad aver accolto tale lettura sia Renzo De Felice (come l’a. fa presente già alle pp. 8-9), i riferimenti alle sue opere siano sistematicamente accompagnati da rassicurazioni quali «durissimo […] e senza riserve è il giudizio complessivo [dello storico reatino] sull’esperienza di Salò» (p. 6). Nessuno si sogna di attribuire a De Felice simpatia per Mussolini o per il fascismo, ma qui si tratta di una questione centrale di metodo: il rapporto con le fonti, cioè il cuore del suo approccio storiografico.Circa poi la ricostruzione dei rapporti italogermanici nei venti mesi, si rischia di ricadere nello schema, datato, della subalternità totale della Rsi, sbocco forse obbligato dell’ottica adottata. Manca un’analisi, sia pur sintetica, dell’agire salodiano verso la società, che ci avrebbe restituito uno scenario alquanto più mosso, e talvolta è difficile sottrarsi all’impressione che la pur ampia bibliografia richiamata non sia stata ben metabolizzata: non può non colpire, ad esempio, leggere che il «programma per la “soluzione finale del problema ebraico in Europa” [fu] avviato con la conferenza di Wannsee (20 gennaio 1942)» (p. 82), quando si sa che alla conferenza del Wannsee parteciparono non decisori politici ma alti funzionari e che essa si limitò a sistematizzare un processo di sterminio già in atto dall’estate 1941 generalizzatosi poi all’inizio dell’inverno seguente. Resta il merito di aver destrutturato con efficacia un luogo comune duro a morire.


Brunello Mantelli