SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Modelli comunicativi e ragion di Stato. La politica culturale sabauda tra censura e libertà di stampa (1720-1852)

Nicola Gabriele, presentazione di Zefiro Ciuffoletti e Luigi Lotti

Firenze, Polistampa, 420 pp., euro 24,00 2009

Il ponderoso volume di Nicola Gabriele si propone di ricostruire, attraverso l’analisi puntuale dei progetti di legge e del dibattito giornalistico, le politiche di controllo sulla stampa e sull’opinione pubblica nel Regno di Sardegna dal primo ’700 all’unificazione italiana.Due sono i meriti del volume: l’adottare una prospettiva di lungo periodo che consente di attraversare le vicende di circa centocinquant’anni di storia, evidenziando progressive aperture ed al contempo ambiguità del governo sabaudo. Ma soprattutto Gabriele sceglie di concentrare la sua attenzione non solo sulla capitale Torino, ma sull’intero territorio del Regno, con particolare riguardo alla Sardegna, fino ad ora vistosamente trascurata negli studi sulle pratiche di controllo dello spirito pubblico.Dalla lunga analisi, per la quale sarebbe stata forse utile una maggiore capacità di sintesi interpretativa, emergono le diverse tappe delle politiche censorie della monarchia dei Savoia: un blando giurisdizionalismo nel secolo XVIII che, diversamente dagli altri monarchi europei, tende ad evitare comunque qualsiasi serio conflitto con le autorità ecclesiastiche, cui segue il periodo napoleonico nel quale alla proclamata difesa del principio di libertà di stampa si accompagna una severissima vigilanza sui contenuti diffusi dalla stampa periodica e sulle stesse stamperie. Dopo il ritorno, durante la Restaurazione, della censura preventiva su tutti gli scritti a stampa e dell’alleanza organica tra Trono e Altare che vede sconfessare apertamente le precedenti politiche giurisdizionalistiche soprattutto da parte di Carlo Alberto che impone anche l’adozione dell’Index librorum prohibitorum come riferimento normativo per il controllo della circolazione libraria, si passa lentamente ad un progressivo allentamento dei vincoli, soprattutto per la crescita di una opinione moderata che rassicura la dinastia sui propri progetti e consente il traghettamento verso un sistema costituzionale liberale. Da qui la stesura da parte del giurista Federico Sclopis dell’editto del 26 marzo 1848 e dello Statuto, confermato poi nel 1849 da Vittorio Emanuele II, che segna anche il vero inizio della libertà di stampa in Italia.Il lavoro di Gabriele, per la scrupolosa ricostruzione, fornisce un contributo significativo agli studi sulle politiche di controllo sui periodici nel XIX secolo. Probabilmente gli avrebbe ulteriormente giovato sia un’attenzione non solo alle norme ma anche alle pratiche effettive di censura, sia una più attenta contestualizzazione che avrebbe consentito di far emergere identità e differenze nelle linee di intervento dei diversi governi italiani ed europei in materia di stampa.


Maria Iolanda Palazzolo