SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Corpi e immaginario. Memoria, seduzione e potere dal Milite ignoto al Grande fratello

Nicola Porro

Acireale-Roma, Bonanno, 240 pp., € 20,00 2010

Che il corpo sia stato, e sia oggi più che mai, oggetto privilegiato di indagine delle scienze umane è ormai fin troppo evidente. Da questo punto di vista la sociologia, internazionale e italiana, vanta molti studi sul potere della fisicità costruita e rappresentata nel '900. Di questa lunga e profonda tradizione scientifica il volume di Nicola Porro è uno degli ultimi e, sotto alcuni aspetti, più interessanti epigoni. Basandosi su una bibliografia assai vasta, sociologica e in parte storiografica, Porro ricostruisce la parabola delle seduzioni del corpo e degli immaginari sociali dalla Grande guerra ai giorni nostri. La tesi di fondo individua nel passaggio dalla modernità alla post-modernità un cambio che dire epocale risulta essere quasi sminuente. Se nella prima metà del secolo, cioè fino alla seconda guerra, il corpo si è offerto come strumento delle Grandi narrazioni, nel secondo dopoguerra si è fatto veicolo di «sdoganamento della normalità», di esibizione enfatica del privato. Gli anni infatti del primo conflitto mondiale e il lungo e difficile ventennio successivo europeo hanno condensato nel corpo esemplare del milite ignoto, in quello marmorizzato dei monumenti e infine in quello sciamanico delle personalità carismatiche i valori pedagogici, nazionalizzanti e nazionalisti della grande storia e della memoria collettiva. Si tratta quindi di corpi e di rappresentazioni con un contenuto profondamente politico, anzi di narrazioni che sembrano rispondere alle religioni politiche della prima metà del '900. Da questo punto di vista l'impostazione del libro rischia di essere di tanto in tanto troppo schematica e un po' teleologica; i costanti richiami per esempio alla romanità nel rito del milite ignoto paiono voler forzatamente anticipare i segni di una simbologia sostanzialmente estranea alla giornata del 4 novembre 1921. Tuttavia è indubbio merito dell'a. aver tenuto un costante e convincente collegamento tra corpo, rappresentazione, culture politiche e dinamiche sociali. Meno convincente è invece la seconda parte dedicata al secondo dopoguerra. Nell'era della post-modernità, segnata dalla diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione, Porro giustamente analizza la rappresentazione corporea veicolata dalla radio, dalla pubblicità, dal cinema e dalla televisione, dalla body art e i cambiamenti profondi negli immaginari del corpo. Ma nel passaggio dalle grandi narrazioni del primo '900 all'immaginario tutto privato del corpo, l'a. sembra enfatizzare il ruolo deformante dei media - fino al richiamo esplicito a McLuhan - perdendo di vista le trasformazioni sociali alla base delle nuove rappresentazioni, se non richiamando figure e archetipi (come nel caso delle donne nella trasmissione del Grande fratello) che appartengono più alle profondità antropologiche che alle dinamiche storiche e sociali del narrazioni del corpo nel secolo appena trascorso.


Barbara Bracco