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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ostilità convergenti. Stampa diocesana, razzismo e antisemitismo nell’Italia fascista (1937-1939)

Elena Mazzini

Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 247 pp., € 22,00 2013

Il volume intende mettere a fuoco il grado di sintonia tra il sentire del cattolicesimo italiano e l’antisemitismo fascista. Lo fa mettendo al centro dell’attenzione la stampa diocesana. La conclusione a cui l’a. giunge è ben espressa dal titolo: l’antisemitismo fascista e l’antiebraismo cattolico sarebbero due ostilità convergenti. Il lavoro si snoda in tre sezioni: la prima sul razzismo nazista; la seconda sul razzismo fascista; la terza su un caso di studio significativo: il vescovo di Cremona, Giovanni Cazzani e la sua omelia sul razzismo. L’operazione riveste un certo interesse grazie allo spoglio della stampa diocesana del Centro-nord, di cui vengono prese in esame 46 testate, elencate a fine volume (pp. 225-226), mentre solo 28 sono menzionate nel testo. Lo sguardo alla diffusione di temi antisemiti nel mondo cattolico italiano offerto dall’analisi della variegata e articolata presenza di fogli diocesani nella realtà della penisola fornisce senza dubbio un utile contributo, che permette di arricchire le conoscenze sulla circolazione di tali temi all’interno del cattolicesimo negli anni del fascismo. In alcuni passaggi del lavoro, tuttavia, si avverte la mancanza del ricorso a una bibliografia più aggiornata e di una più viva attenzione al dibattito storiografico più recente, che avrebbero giovato a cogliere maggiormente la complessità e i chiaroscuri del fenomeno analizzato. Una base documentaria più ampia – i testi antisemiti analizzati sono poco più di 20 –, con la consultazione dei giornali diocesani del Sud, non presi in considerazione dall’a., e con il necessario riferimento alla stampa cattolica non diocesana, oltre a dare maggiore consistenza alle conclusioni di carattere generale a cui il libro giunge, avrebbe permesso di collocare le diverse prese di posizione in un quadro maggiormente articolato. Ad esempio l’a. segnala (p. 86) l’articolo Gli ariani e il loro inventore, critico sul razzismo, comparso su «Il Risveglio» di Fidenza, sottolineando che si trattava di un’eccezione. Lo stesso pezzo, però, apparve anche su un’altra testata diocesana, ma del Sud, «Parola di vita», e in precedenza su «Fides», e su «L’Osservatore romano della domenica». Tutti casi che dimostrano come tematiche non convergenti con l’impostazione fascista circolassero sulla stampa cattolica, che sulla questione non aveva una posizione univoca. Interessante è il capitolo sul vescovo di Cremona, Giovanni Cazzani e sul suo ambiguo rapporto con il ras della città, Farinacci, che mette in luce come il peso della tradizione antigiudaica potesse creare reali convergenze con la campagna antisemita, anche in presenza di un magistero papale che andava in tutt’altra direzione, come l’a. sottolinea. Il lavoro rappresenta un primo scavo per continuare a dissodare un campo su cui c’è ancora da lavorare, al fine di comporre il quadro, che ancora oggi manca nella sua pienezza, della penetrazione dell’antisemitismo nella stampa diocesana e nel mondo cattolico italiani.


Gabriele Rigano