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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli Stati Uniti e l'unità europea, 1940-1950. Percorsi di un'idea

Paolo Bertella Farnetti

Milano, Franco Angeli, pp. 302, euro 23,00 2004

Le recenti tensioni transatlantiche hanno posto nuovamente al centro della discussione il problema del rapporto tra Europa e Stati Uniti e, soprattutto, tra europeismo e atlantismo. Della loro complementarità o, quantomeno, conciliabilità. Ovvero, della loro inevitabile, e potenzialmente conflittuale, incompatibilità, venuto meno il collante rappresentato dal comune nemico sovietico. In questo volume, Bertella Farnetti esamina il dibattito interno agli Stati Uniti negli anni '30 e '40 sul tema dell'Europa e del suo futuro. Un dibattito che si fa serrato negli anni della seconda guerra mondiale e dell'immediato dopoguerra, quando l'Europa diventa il cuore del conflitto prima e della competizione bipolare poi. L'autore si sofferma sulle idee (e i progetti) per l'Europa e per la sua stabilità elaborati da figure diverse del mondo politico e intellettuale degli Stati Uniti. Tra gli altri: l'aristocratico cosmopolita Richard Coudenhove-Kalergi, il giornalista Clarence Streit, lo storico e diplomatico George Kennan, il senatore William Fulbright. Le visioni dell'Europa futura discusse ed analizzate in questo libro appaiono all'osservatore d'oggi assai diverse per filosofia di fondo, praticabilità politica, coraggio e lungimiranza. Si va dai sogni paneuropei di Coudenhove-Kalergi al federalismo atlantico di Streit, al sostegno a qualche forma, ancorché limitata, di unità europea di George Kennan, spaventato sì dalla possibilità che un'Europa debole fosse vulnerabile all'influenza sovietica, ma preoccupato anche di salvaguardare l'Europa dalle forme diverse, ma ritenute parimenti abbrutenti e omologanti, della modernità incarnate dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica. Al di là delle loro differenze, queste visioni, e le serrate discussioni politiche ed accademiche che spesso le accompagnano, esprimono e riflettono un elemento che le accomuna: il graduale emergere negli Stati Uniti di una coscienza geopolitica, alla formazione della quale contribuiranno anche molti esuli europei. Tale coscienza rende inattuabili vecchie strategie e lega sempre di più le sorti (e la sicurezza) degli Stati Uniti a ciò che sarebbe avvenuto in Europa. A volte ridondante nelle lunghe citazioni, lo studio di Bertella Farnetti ricapitola in modo esaustivo e convincente questo dibattito, intervallando la descrizione delle grandi visioni con quella del dibattito, più modesto ma anche più concreto, all'interno del Dipartimento di Stato e degli altri organi del governo degli Stati Uniti responsabili per la politica estera e di sicurezza. Particolarmente interessante, anche perché basata su documenti d'archivio, è la parte dedicata alle posizioni assunte da Kennan già durante la seconda guerra mondiale e ai suoi precoci progetti federali per l'Europa del dopoguerra (pp. 80-83). Posizioni, quelle di Kennan, diverse dalle proposte che egli esprimerà anni più tardi, in occasione delle Reith Lectures che Bertella Farnetti giustamente ricorda, ma che evidenziano una volta di più l'originalità del pensiero e dell'approccio del grande diplomatico e intellettuale recentemente scomparso.


Mario Del Pero