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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Costruire l’ euro pa dal basso. Il ruolo del Consiglio italiano del Movimento euro peo (1948-1985), prefazione di Sergio Pistone

Paolo Caraffini

Bologna, il Mulino, 625 pp., euro 43,50 2008

È difficile dare torto a Sergio Pistone, quando, nella prefazione, definisce questo libro un lavoro «esauriente». Il volume di Caraffini è basato su un’ampia ricerca di archivio nonché su una vasta letteratura secondaria e diventerà quindi meritatamente un punto di riferimento per tutti coloro che vorranno saperne di più sullo sviluppo dell’ euro peismo in Italia.L’a. articola la storia del Cime in tre fasi principali. Costituitosi nel 1948 come organo di coordinamento dei partiti politici favorevoli all’unificazione euro pea, il Cime non svolse tuttavia, secondo l’a., «alcun ruolo significativo» anche perché il promotore dell’iniziativa, De Gasperi, si avvicinò alle posizioni del Movimento Federalista euro peo (Mfe). Nel 1956 venne rilanciato dai partiti centristi in seguito al rifiuto dei federalisti, guidati da Altiero Spinelli, di accettare la svolta intergovernativa e funzionalista intrapresa dai sei Stati-membri della Ceca con l’avvio del processo di Messina. In questa fase il Consiglio fece capo a Randolfo Pacciardi (Pri), il cui euro peismo «un po’ retorico» è giudicato dall’a. in modo assai negativo. La terza fase nella storia del Cime fu quella del «lungo regno» di Giuseppe Petrilli la cui elezione è definita «una vera e propria cesura» nella storia dell’organismo. Nei primi anni della presidenza di Petrilli, la minaccia gollista «favorì la convergenza» di tutti i sostenitori dell’integrazione euro pea e portò dunque nell’ottobre 1966 al reingresso dei federalisti del Mfe, un avvenimento che diede nuova linfa alle attività del Cime. Il quinto capitolo, dedicato alle azioni a sostegno del processo d’integrazione euro pea negli anni ’60-70, descrive minuziosamente le campagne politiche promosse dal Cime e le opinioni all’interno di esso sugli sviluppi principali della Comunità euro pea.Come suggerisce questo breve resoconto del contenuto, il libro si concentra sulle istituzioni del Cime e sulle opinioni politiche dei principali protagonisti del movimento euro peo italiano. È giusto dunque che l’a. dia molto spazio ai convegni organizzati dal Cime, ai verbali delle riunioni e alle prese di posizioni degli attori politici. Una conseguenza di questa scelta, probabilmente non voluta dall’a., è però l’emergere dell’immagine di un’organizzazione chiusa in se stessa, preoccupata soprattutto di questioni dottrinarie e di politica interna.Non si può leggere questo volume senza essere colpiti dall’alto tasso di litigiosità tra i vari federalisti, funzionalisti e intergovernativisti, e dall’intensità dei dibattiti suscitati da formule spesso astratte. In più frangenti la polemica fu «aspra» e «durissima». La presidenza di Pacciardi, e la sua aperta simpatia per le idee intergovernative di de Gaulle, «suscitarono la tempesta nel Cime». Persino il reingresso del Mfe creò non poche occasioni per scontri verbali assai forti. Caraffini descrive in modo molto pacato tali prese di posizione, il che è un pregio, ma avrebbe potuto forse riflettere di più sul significato di un tale livello di asprezza e di diffidenza tra questi fautori tutti italiani della costruzione dell’ euro pa.


Mark Gilbert