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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Con lealtà di re e con affetto di padre. Torino 4 marzo 1848: la concessione dello Statuto albertino

Paolo Colombo

Bologna, Il Mulino, pp. 184. euro 16,00 2003

Come molti altri testi costituzionali del primo Ottocento europeo, lo Statuto albertino è figlio della rivoluzione, anche se in questo caso si trattò di una rivoluzione solo minacciata. Ciò che colpisce però nel ripercorrere la sua genesi ? come fa Colombo in questo volume ospitato nella collana ?Le grandi date della storia costituzionale? ? è la quasi totale assenza di una preliminare riflessione costituzionale, l'improvvisazione e la scarsa consapevolezza che domina il lavoro di redazione dello Statuto. Protagonisti principali della ricostruzione di Colombo sono Carlo Alberto e i suoi ministri. Basandosi sulla ricca letteratura esistente, l'autore tratteggia la figura di un sovrano convinto che la sua opera di riforme, acceleratasi negli ultimi mesi del 1847 e indirizzata verso la cosiddetta ?monarchia consultativa?, fosse il punto più avanzato al quale potesse spingersi senza mettere in crisi la legittimità del suo potere. A partire dai primi giorni del 1848 Carlo Alberto si trova invece sottoposto a una crescente pressione in favore di una svolta costituzionale. È Cavour a far circolare per primo nell'opinione pubblica riformista piemontese la richiesta di una costituzione, scavalcando ?a sinistra? il gruppo democratico, ma ricevendo un'ostile accoglienza da parte del Re. Però le notizie provenienti dalla Sicilia e poi da Napoli, con la promessa di Ferdinando II di una costituzione, e l'entusiasmo da esse ingenerate anche nel Regno sardo, finiscono per imporre alla Corona un deciso cambiamento di rotta. L'autore tratteggia con felice piglio narrativo ? sia pur forse con qualche eccessiva libertà (ad es. ?via non nascondiamoci dietro un dito ? lascia intendere l'ex ministro?, p. 79) ?, gli stati d'animo, i tormenti, le discussioni di cui sono protagonisti Carlo Alberto e i suoi ministri, conservatori costretti in pochi giorni a imboccare la strada della costituzione per evitare il peggio. Da questa urgenza deriva l'adozione di un modello ? la Costituzione francese del 1830 ? ormai superato dagli eventi, ma capace di conferire alla Carta un carattere decisamente octroi e di garantire alla Monarchia un ruolo centrale nel nuovo assetto istituzionale. Nell'accurata ricostruzione di Colombo, così centrata sul legame tra contingenze politiche e scelte istituzionali, rimane forse troppo sullo sfondo il febbrile clima che pervade tutta quanta la penisola all'inizio del 1848 e che, nello spazio di poche settimane, determina in tutti gli Stati ?riformatori? una svolta costituzionale con modalità e connotati simili. Nell'ultima parte del volume, l'autore, smessi i panni dell'accattivante narratore e reindossati quelli dello storico delle istituzioni politiche, analizza i limiti e le debolezze dello Statuto, che vengono alla luce già all'indomani della sua promulgazione e che accompagnano la sua lunga esistenza: la questione dell'elasticità/flessibilità della Carta costituzionale; la natura ambigua e mai effettivamente risolta del governo parlamentare; la scarsa valenza simbolica che lo Statuto assume.


Enrico Francia