SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La monarchia fascista 1922-1940

Paolo Colombo

Bologna, il Mulino, 264 pp., € 25,00 2010

Nella profluvie di studi dedicati al ventennio, mancava sinora un lavoro specifico dedicato ai rapporti fascismo-monarchia: tema capitale non solo per una ricostruzione storica del fenomeno fascista, ma anche per una sua corretta definizione, eppure trattato dagli studiosi obliquamente e incidentalmente, per lo più in riferimento a episodi e problemi specifici (la legge sul Gran Consiglio, le leggi razziali, il «primo maresciallato», la visita di Hitler, naturalmente il luglio '43) e soprattutto sulla base dei giudizi e delle testimonianze di protagonisti e comprimari. Quella che ora ci offre Paolo Colombo, storico delle istituzioni della «Cattolica» di Milano, già autore di studi importanti sulla monarchia in età liberale, è invece un'analisi sistematica, intelligente e documentariamente impeccabile, che non si limita ad affrontare, in modo nel complesso convincente, i nodi istituzionali mai pienamente risolti della diarchia duce-sovrano, ma ne verifica cause e conseguenze in relazione ai molti momenti topici della vicenda (anche se stranamente si parla poco o nulla dell'applicazione dei provvedimenti sulla razza) e ai molti variegati aspetti del problema. Dunque non solo le questioni più specificamente costituzionali, relative alla titolarità del potere esecutivo e ai rapporti coi due rami del Parlamento (si vedano le pagine sui discorsi della Corona) e con le istituzioni tipicamente fasciste, ma anche quelle inerenti alla dimensione simbolica (simboli, bandiere, manifestazioni pubbliche, visibilità dei vertici del regime) o agli aspetti burocratico-amministrativi (l'organizzazione della Real Casa, la lista civile e molto altro). Quali, allora, le conclusioni che si possono trarre dalla lettura di questo libro? Il titolo farebbe pensare a una scelta interpretativa centrata sulla compenetrazione fra i due vertici istituzionali dello Stato fascista (tre contando il Gran Consiglio, cui viene attribuita una funzione simile a quella dello Spirito Santo nel dogma trinitario). Ma la ricostruzione è assai più articolata. In sintesi, secondo Colombo, la monarchia fu davvero fascista, nel senso che non si sottrasse a nessuna pratica di avallo alle scelte del regime, anche in politica estera, o di contaminazione con i simboli del fascismo. Ma lo fu senza mai cessare di essere soprattutto monarchia, anzi continuando a ostentare e valorizzare la continuità con la tradizione e la prassi prefasciste e soprattutto difendendo con sorda ostinazione il suo teorico primato istituzionale, le sue prerogative formali e i suoi margini di agibilità. Questa difesa non coincideva ovviamente con la salvaguardia dei princìpi liberali e dei diritti individuali e nemmeno col rispetto dello Statuto, che fu invece ripetutamente e clamorosamente violato anche nella lettera (almeno in occasione delle leggi razziali e dell'istituzione della Camera dei Fasci: e una più forte sottolineatura in tal senso da parte dell'a. non sarebbe stata forse inopportuna). Essa servì tuttavia a mantenere in vita quei ridotti spazi di autonomia che sarebbero risultati decisivi nel momento della sconfitta e della crisi del regime.


Giovanni Sabbatucci