SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La «scoperta» geopolitica dell’Ecuador. Mire espansionistiche dell’Italia ed egemonia del dollaro. 1919-1945,

Paolo Soave

Milano, FrancoAngeli, 217 pp., euro 22,00 2008

Questo libro, opera di un giovane ricercatore, si propone di rispondere a una sollecitazione proposta negli anni ’70 da Renzo De Felice circa l’opportunità di cogliere il nesso tra il fenomeno migratorio in America latina e l’espansionismo politico-economico italiano. L’a. è consapevole del fatto che il mondo latinoamericano non è mai stato al centro della politica estera italiana, tanto meno durante le proiezioni imperiali e africane del fascismo. E naturalmente sa pure che l’Ecuador non fu una meta privilegiata del movimento migratorio italiano tra ’800 e ’900. Ma forse proprio in ciò risiede l’interesse della ricerca, che, dando per acquisiti questi dati storici, va tuttavia alla scoperta di molteplici relazioni italo-ecuadoriane, in parte insospettate, a partire anche dalla inaspettata centralità della remota Repubblica andina, intervenuta quando l’apertura del canale di Panama comporta, nel primo dopoguerra, l’attribuzione all’arcipelago ecuadoriano delle Galapagos di un ruolo strategico primario, intorno al quale si muovono con difformi interessi gli Usa da un lato e l’Italia fascista dall’altro.La meticolosa ricerca condotta dall’a. si sofferma, in apertura, sui caratteri arcaici dell’economia ecuadoriana, fondata sulla monocoltura del cacao, ma sottolinea anche le novità offerte da una nuova élite urbana, che dà sostegno creditizio alla produzione agricola intensiva e coltiva legami finanziari internazionali, sostenuti anche da una piccola ma importante immigrazione euro pea, in particolare italiana, concentrata nella città portuale di Guayaquil. La comunità italiana, composta da commercianti ma anche imprenditori e finanzieri, dà un contributo non trascurabile alla modernizzazione del paese, cui si contrappongono i militari, l’oligarchia latifondista dell’interno e l’oriente amazzonico degli indios. È questo lo scenario sul quale s’innesta l’interesse economico italiano, rappresentato dalla Banca Commerciale, cui si aggiunge nel primo dopoguerra una missione militare, che effettua una puntuale ricognizione politica, economica e strategica, allacciando anche rapporti con la comunità degli emigrati. Il fascismo eredita questi interventi, dando continuità alla missione militare e mirando ad un partneriato commerciale e politico, in specie dopo un golpe militare che nel 1925 rende affini ideologicamente i due paesi. Ma la presenza degli Usa si fa sempre più insistente. E se il fascismo negli anni ’30 affida alla propaganda politica il compito della propria espansione in Ecuador, come in tutta l’America latina, sono gli Stati Uniti a imporre all’economia ecuadoriana la conversione dal cacao alle banane, aprendo un nuovo ciclo economico grazie agli investimenti della United Fruit Company. Alla politica estera fascista - sempre più concentrata sull’Africa - non resta dunque che affidare la propria influenza all’esaltazione strumentale del mito della latinità.Una maggiore sintesi avrebbe forse dato più vigore alla descrizione di queste vicende, forse «marginali» ma di notevole interesse, bruscamente interrotte dalla seconda guerra mondiale.


Vittorio Cappelli