SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La tentazione autoritaria. Istituzioni, politica e società nell'Europa centro-orientale tra le due guerre mondiali

Pasquale Fornaro (a cura di)

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 278, euro 15,00 2004

Il curatore ha affidato a studiosi della ?Nuova Europa? delle rassegne sulla storia e storiografia dei loro paesi tra le guerre mondiali. Si tratta di contributi di valore diseguale, spesso arricchiti da utili bibliografie, talvolta piagati da traduzioni non sempre felici. Quello di Gergely sull'Ungheria, pur se di carattere descrittivo, riesce nel suo scopo informativo, anche se forse sottovaluta questioni come la dimensione nazionale della rivoluzione del 1919. Il saggio della Brocklová è animato dallo spirito nazionale ceco, dall'iniziale rivendicazione di una continuità statuale ceca dal IX secolo e dalla sottovalutazione della differenza slovacca, fino al lamento per la perdita della Rutenia subcarpatica, a maggioranza ucraina. Forse dalla traduzione dipende il riferimento a un testo costituzionale inglese. Il contributo di Petrovi? sulla Jugoslavia è un lavoro dignitoso, ancorché privo della capacità di sollevare le grandi questioni della storia jugoslava tra le due guerre. Il saggio di Kochanowski sulla Polonia di Pi?sudski, in cui l'assenza di una bibliografia è compensata dal ricco apparato critico, va invece ben al di là della rassegna informativa. La sezione sulla Lotta per i confini, 1918-22 dimostra come a Est la guerra non finisse nel 1918; il trattamento della questione nazionale, sia per i polacchi (la nuova Polonia era composta da tre ?metà?, già appartenenti a Stati diversi) che per le minoranze, è convincente; e interessanti sono l'analisi di Pi?sudski e del suo potere e la discussione della storiografia polacca e della sua evoluzione. Il contributo di P?un sul modello rumeno, di carattere descrittivo, presta più attenzione al diritto che ai vari gruppi nazionali della ?Grande Romania?. Neanche la seconda parte, più interessante, si interroga su significato e conseguenze di eventi importanti come le riforme agrarie del 1918-21 (viene menzionata la sola riduzione del peso politico dei proprietari terrieri). E manca un'analisi delle ideologie contadine, magari condotta da una prospettiva comparata vista la loro importanza in tutto l'Est europeo, dalla Bulgaria di Stambolijski ai socialisti-rivoluzionari russi e ucraini. Più interessante, e storiograficamente avvertito, appare il saggio di ?urcanu sul neotradizionalismo rumeno, le cui conclusioni sulla precoce politicizzazione di intellettuali che si dicevano antipolitici perché antidemocratici, e che avrebbero poi aderito alla Legione dell'Arcangelo Michele e a un antisemitismo aggressivo, appaiono condivisibili. Corretta, ma senza grandi spunti di novità, è la rassegna di Fedele sulla politica estera del fascismo nell'area danubiano-balcanica. Interessante e informato è infine il contributo del curatore sull'Europa orientale nella storiografia e nella pubblicistica italiana tra le due guerre, completato da una ricca bibliografia. Il suo titolo appare però fuorviante: in quei testi, come l'autore ben sa, c'è poco di scientifico, e appare quindi improprio parlare di storiografia. Si tratta nei casi migliori di ricostruzioni basate su opere già note e di pubblicistica politica di basso valore, la cui ricognizione mette in luce progressi fatti dalla storiografia e dalla cultura italiane nel dopoguerra.


Andrea Graziosi