SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Frontiera Rossa. Il Pci, il confine orientale e il contesto internazionale 1941-1955

Patrick Karlsen

prefazione di Elena Aga-Rossi, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 271 pp., Eu 2010

Il presente volume costituisce lo studio più documentato ed esaustivo sulla politica del Partito comunista italiano nei confronti delle rivendicazioni jugoslave sui territori passati all'Italia con il Trattato di Rapallo. Il tema era già stato fatto oggetto di numerose trattazioni, dalle quali erano emerse sostanzialmente due ipotesi interpretative: a) pur in un contesto di contiguità del Pci con l'Urss, la politica di Togliatti fu indirizzata alla salvaguardia dell'«interesse nazionale» (nesso «nazionale-internazionale»); b) la politica del Pci fu pienamente subalterna all'Urss e quindi necessariamente antinazionale in tutti quei casi in cui gli interessi dell'Unione Sovietica si trovarono in collisione con gli interessi italiani. Patrick Karlsen propone qui una nuova interpretazione, suffragata dall'ampia documentazione raccolta presso l'archivio del Pci (fondo Mosca), depositata alla Fondazione Istituto Gramsci. Secondo Karlsen, sia la linea gradualista e parlamentare di Togliatti che quella rivoluzionaria di Tito erano compatibili con la politica estera di Mosca, non contraria, in ordine di principio, alla compresenza di diverse strategie tra i partiti comunisti dell'Europa Centrale e Occidentale. Di fatto, l'intervento sovietico a favore delle rivendicazioni territoriali di Tito fu piuttosto tiepido, dato che per Stalin i rapporti con gli Usa e la Gran Bretagna erano senz'altro più importanti degli obiettivi espansionistici dell'inquieto alleato balcanico. Uno dei meriti maggiori del lavoro di Karlsen è dato dalla ricostruzione attenta dei rapporti tra il Partito comunista italiano e gli omologhi jugoslavo e sloveno. La partita si giocò, di fatto, sul terreno, ossia nell'area di Trieste e dintorni. Qui, soprattutto dall'autunno del 1944, il Partito comunista sloveno riuscì ad egemonizzare l'organizzazione comunista italiana e a trasformarla in una propria appendice. La politica dei comunisti italiani si caratterizzò per esternazioni pubbliche in cui venne più volte espressa la contrarietà alla politica del «fatto compiuto» e ribadito il principio che i confini avrebbero dovuto essere stabiliti con il Trattato di pace. Anche dopo la stipula del Trattato del 1947, Togliatti elaborò proprie posizioni rispetto a Trieste, favorendo un condominio italo-jugoslavo sulla città e instaurando delle fallimentari trattative dirette con Tito. La politica di Togliatti verso la «questione di Trieste» fu contraddistinta in primo luogo da quello che si potrebbe definire «primato della politica interna»: le sue dichiarazioni contro l'annessione immediata dei territori avevano, infatti, come destinatario l'opinione pubblica italiana e non il partner comunista jugoslavo. Nei confronti di quest'ultimo non si registra una sola iniziativa rivolta ad ostacolarne il controllo pieno sull'area di confine. In conclusione, il lavoro di Karlsen rappresenta un punto fermo negli studi su «Il Pci e la questione di Trieste», il cui merito maggiore è dato dalla ricostruzione dei complessi rapporti tra i diversi partiti comunisti interessati al problema dell'appartenenza statuale di Trieste.


Marina Cattaruzza