SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Patti scellerati. Una storia politica delle mafie in Europa

Jacques de Saint Victor

Torino, UTET, 478 pp., € 18,50 (ed. or. Paris, 2012, trad. di Arianna Ghilardotti) 2013

Pubblicato in Francia nel 2012 con il titolo originale Un pouvoir invisible, il volume si distingue tra le opere dedicate all’argomento, di cui peraltro l’a. utilizza un’ampia selezione dei testi più noti, a cui affianca pure alcune fonti d’archivio, per la prospettiva adottata, che è quella di proporre una storia politica delle mafie. L’a. ritiene, infatti, che per vastità e complessità il fenomeno mafioso possa essere studiato come una parte essenziale della storia del potere e, a partire da tale assunto, propone un racconto storico il cui dipanarsi risulta piano e accessibile anche ai non addetti ai lavori, nonostante il lungo arco cronologico (dal tramonto dell’ancien régime, alla nascita dello Stato nazionale italiano e sino ai giorni nostri) e i molteplici contesti territoriali (l’Italia e gli Usa, la Russia, la Francia e diversi altri stati europei). Dall’analisi emergono con estrema chiarezza i tratti originari del fenomeno e la sua crescita. Quest’ultima è posta in relazione al consolidarsi dei poteri che si sviluppano fuori e/o ai margini della legalità e dello Stato di diritto, senza che per questo – rischio pure possibile in questi casi e soprattutto negli Stati ove il fenomeno è più pervasivo – si dia corso a una sorta di storia del potere articolazione tout court della storia delle mafie. La tesi, ormai peraltro consolidata e prevalente in storiografia, secondo cui le mafie, pur traendo le proprie origini da contesti arretrati, non appartengono alla categoria dei residui feudali, ma sono capaci di adeguarsi al mutare dei diversi contesti politico-istituzionali, economici e sociali, rimane al centro delle riflessioni dell’a. che, in questo modo, ne collega lo sviluppo ai più o meno recenti esiti della «globalizzazione». Da qui il profilo di un fenomeno capace storicamente di innervare il cuore stesso dei processi di direzione della cosa pubblica e della politica sino a condizionare la normale dialettica tra le classi sociali. Dal volume ben emerge come le mafie, al di là delle tradizionali attività, traggano tutta una serie di opportunità legate, oltre che alla speculazione finanziaria e immobiliare, al settore delle imprese più moderne e ad alta tecnologia, allo smaltimento dei rifiuti, al mondo della comunicazione e dello sport di massa (segnatamente la televisione, il cinema e il calcio). Di sicuro interesse, in particolare, è l’analisi che attiene lo sviluppo della mafia russa negli anni successivi alla fine del comunismo e la sua diffusione, dopo la stretta repressiva di Putin, in diversi altri contesti europei. In definitiva, il volume delinea i contorni di un fenomeno il cui sviluppo può essere colto nella capacità «di imporre la propria legge e il proprio spirito predatorio per arricchirsi sempre di più e sempre più facilmente» (p. 16), smentendo, da un lato, i luoghi comuni di una mafia le cui origini sono connaturate storicamente all’indole delle popolazioni dell’Italia meridionale, dall’altro, le equivoche, quanto fantasiose, ma oggi più che mai diffuse, teorie complottistiche sulle trame dei poteri occulti.


Luigi Chiara