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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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16 giugno 1915: gli alpini alla conquista di Monte Nero. Con 96 illustrazioni, 28 tra schizzi e cartine, 232 schede biografiche, prefazione di Giorgio Rochat

Pierluigi Scolè

Bollate (Mi), Il Melograno, pp. XVIII-333, euro 28,00 2005

Può lo studio di una battaglia risultare interessante agli storici che si occupano di storia sociale come e forse più che agli appassionati di militaria? Sì, se l'autore utilizza fonti nuove, in grado di far uscire dall'anonimato la massa dei combattenti. Pierluigi Scolè riesce qui a dare un nome e a ricostruire la biografia di gran parte degli alpini che conquistarono il Monte Nero nel giugno 1915. A emergere dalla ricerca sono i combattenti nella loro individualità, non più soltanto i comandanti e gli ?eroi?, cari alla storia tradizionale, né i pochi colti che lasciarono una memoria scritta. Il volume è diviso in due parti nettamente diverse, finanche per il colore dei fogli. Una prima parte, patinata, in cui si ricostruiscono Gli avvenimenti (pp. 3-110); sono pagine accurate, ricche di fotografie e cartine, che, dopo aver illustrato il territorio, le forze contrapposte e gli armamenti a disposizione, descrivono con attenzione ed equilibrio i due giorni di combattimenti quasi ora per ora. Nella seconda parte emergono finalmente le Storie di alpini (pp. 111-272); a una breve introduzione all'organizzazione militare, seguono le vicende personali di 232 uomini che parteciparono all'azione del 16 giugno, ricostruite grazie a un complesso di fonti archivistiche in cui spiccano i fogli matricolari. I dati biografici dei singoli sono poi elaborati statisticamente e commentati. Concludono il volume una nota sulle fonti, la ricca bibliografia e un'eterogenea appendice. Se il taglio interpretativo è tradizional-patriottico, la ricchezza e la novità di alcune fonti utilizzate sono di grande interesse, in grado di smontare alcuni stereotipi della storia militare e fornire preziosi elementi per un'analisi delle comunità d'origine di quegli uomini. Viene smentito ad esempio il mito della presunta provenienza montanara degli alpini all'inizio del conflitto: nei battaglioni che presero parte alla battaglia provenivano da paesi montani meno del 50 per cento degli effettivi, in un battaglione soltanto il 30 per cento. L'attenzione degli studiosi della storia sociale sarà però catalizzata dai fogli matricolari, riportati integralmente. Queste schede, conservate negli archivi di Stato delle città sedi dei distretti militari, sono redatte a partire dalla visita di leva e contengono i dati personali: nome dei genitori, statura, data e luogo di nascita, insieme a informazioni quali la professione, il grado di istruzione, gli eventuali espatri. I cultori della social war history vi troveranno anche i dati relativi all'esperienza militare dell'individuo, come la data di mobilitazione, ferite e malattie gravi, promozioni e decorazioni, denuncie e condanne riportate durante il periodo trascorso sotto le armi. Si tratta quindi di una fonte ricchissima, che all'estero ha fornito studi fondamentali come quello di Jules Maurin, Armée ? Guerre ? Société: Soldats Languedociens (1889-1919) (Parigi, La Sorbonne, 1982) ma che risulta ancora pressoché ignorata in Italia, a parte un saggio firmato da Stefania Tormenta e Giorgio Rochat, che qui firma la prefazione.


Gian Luigi Gatti