SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il paesaggio italiano nelle fotografie dell'Istituto Luce

Piero Bevilacqua

Roma, Editori Riuniti, pp. 245, euro 16,50 2002

Scritto da uno dei maggiori esperti di storia del paesaggio italiano, il testo si colloca all'interno della serie ?L'immagine e la storia?, avente lo scopo di divulgare ed analizzare le fotografie prodotte dall'Istituto Luce durante il ventennio fascista. Il volume è diviso in tre sezioni tematiche, riguardanti il paesaggio urbano, quello rurale, e la trasformazione del territorio. Le singole parti sono precedute da una breve Introduzione, cui segue la presentazione delle fotografie, ognuna delle quali è accompagnata da una didascalia. Pur rilevando l'apparente incompatibilità tra l'istantaneità della fotografia, fonte evenemenziale per eccellenza, e i tempi lunghi del paesaggio, l'autore sottolinea l'importanza ricoperta dalle fotografie nella documentazione visiva della realtà paesaggistica italiana. Secondo Bevilacqua, il valore delle immagini risiede non solo nella testimonianza delle grandi opere pubbliche volute dal regime, ma anche nell'illustrazione di aspetti del territorio nazionale poco conosciuti, o scomparsi negli anni del boom economico. Le immagini delle bonifiche e della costruzione di nuove città, ponti e strade si accompagnano così a fotografie dei boschi della Sila, dei trulli pugliesi, e a panorami urbani. Il cuore del testo si incentra sul ?progetto di modernizzazione autoritaria del territorio nazionale? (p. 16). Attraverso una attenta analisi delle trasformazioni introdotte dal fascismo, Bevilacqua mostra come l'azione sul territorio sia stata centrale per il regime. Se l'opera di bonifica rappresentò un momento particolarmente rilevante, anche la campagna meridionale, volta a insediare i latifondi, modificò profondamente il paesaggio italiano, dando luogo a nuovi villaggi rurali. Allo stesso tempo, la costruzione d'infrastrutture e di edifici pubblici, nonché l'opera di sventramento dei centri urbani, avviarono un processo che sarebbe stato portato a termine solo nel secondo dopoguerra. Secondo l'autore, le fotografie prodotte dal Luce, nel documentare queste trasformazioni, costruirono un linguaggio iconografico incentrato su una contrapposizione costante tra vecchio e nuovo, in una esaltazione dei risultati del regime. Il testo costituisce un'ottima presentazione delle fotografie del Luce, e un valido strumento di approfondimento per comprendere la vastità dell'opera di trasformazione paesaggistica voluta dal fascismo. La scelta delle immagini è ampia e varia, e la lettura (nonché la visione) risultano affascinanti e intriganti. La scelta di privilegiare il valore di documentazione delle fotografie porta però l'autore a tralasciare l'analisi della specificità delle fonti fotografiche. Risulta infatti assente uno studio delle fotografie come produttrici autonome di significato, e non pure illustrazioni di una realtà esterna allo sguardo fotografico. Se si considera la centralità ricoperta dalla visività durante il ventennio fascista, la mancanza di tali considerazioni pone notevoli limiti al testo. In questo senso, sarebbe stata interessante una analisi più approfondita non solo del linguaggio iconografico, ma anche delle condizioni di produzione delle fotografie, dei loro diversi scopi, e dei loro autori.


Elisabetta Bini