SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un'antica nobiltà. L'altro credito cooperativo a Lodi nel Novecento

Pietro Cafaro, Emanuele Colombo

Milano, FrancoAngeli, 240 pp., Euro 18,00 2009

Ben poco si sa della vasta rete degli istituti di credito cooperativi fondati da esponenti del clero sostenuti e in parte diretti dalla gerarchia come traduzione del nuovo impegno sociale del mondo cattolico a partire dalla fine del XIX secolo. Esistono studi di carattere generale e monografie su alcuni istituti che in quel movimento hanno avuto le loro radici, ma il fenomeno risulta in gran parte inesplorato nei suoi risvolti per l'economia e le società locali.È quindi benvenuto questo studio che analizza la cooperazione di credito cattolica in un territorio, il lodigiano, già culla del primo movimento cooperativo laico. Proprio per distinguersi dalla cooperazione laica (e massonica) e per coprire e il sostanziale vuoto di credito nelle campagne sorge in città il Piccolo credito S. Alberto, nel 1904, copia di tanti altri «piccoli crediti» fondati in Lombardia con l'appoggio dei vescovi, mentre nelle campagne si diffonde una rete di casse rurali, scaturita dall'iniziativa dei parroci. Due tipologie di istituti, chiamate a coprire due mercati del credito distinti e complementari, spinte a collegarsi per forza di cose. Sorprende nelle vicende lodigiane l'elemento di forte rivalità territoriale che anima gli istituti confessionali, con Lodi che cerca invano di impedire la nascita di un piccolo credito a Codogno, e si scontra con le casse rurali, riunite in Federazione diocesana dal 1917. Il Piccolo credito voleva controllare le casse, ultimi terminali di raccolta dei depositi e di erogazione di piccoli prestiti, per sostenere un'espansione fuori dalla provincia (la Federazione negli anni '20 aveva raggiunto una estensione quasi regionale) mentre la Federazione voleva controllare il Piccolo credito per avere un affidabile istituto di riferimento per il credito di ultima istanza. In questa aspra contesa le gerarchie cattoliche hanno molte difficoltà a portare un po' d'ordine e soprattutto a proporre un coordinamento. La Grande crisi e la ristrutturazione delle banche cattoliche, imposta dalla Banca d'Italia, determinarono la fine dell'autonomismo locale e la fusione dei Piccolo credito nella nuova Banca provinciale lombarda, con sede a Bergamo, mentre le casse rurali rientrarono nell'alveo regolamentare imposto dal regime negli anni '30. Il volume si conclude con un capitolo sull'evoluzione delle casse rurali nel secondo dopoguerra.Purtroppo gli aa. non fanno praticamente riferimento alla letteratura sulle banche cattoliche, in particolare i volumi usciti a suo tempo per il centenario della Banca d'Italia, così come è molto timida l'interpretazione offerta sui dati di bilancio degli istituti. Si avverte il timore di azzardare interpretazioni forti dei fenomeni esaminati, mentre la letteratura esistente avrebbe permesso di inquadrare con maggiore pregnanza analitica il caso locale e farne un lavoro quasi pionieristico di storia economica e sociale. L'occasione mancata non toglie che, nel panorama di storie bancarie locali, il volume spicchi per la rilevanza di nuovi elementi offerti.


Alessandro Polsi