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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il ritorno dell’Italia nell’Occidente. Racconto della politica estera italiana dal 15 settembre 1947 al 21 novembre 1949

Pietro Pastorelli

Milano, Led, 319 pp., euro 32,50 2009

Pochi periodi hanno ricevuto tanta attenzione da parte degli storici della politica estera italiana quanto l’immediato secondo dopoguerra. Finora però l’interesse è andato soprattutto agli anni del recupero della personalità internazionale fra il 1943 e il 1947. Meno studiato in maniera organica è il periodo successivo, fino al 1949. Proprio su questi anni, che si impongono per la loro forza costituente, si concentra il recente «racconto della politica estera italiana» scritto da Pietro Pastorelli. L’a. affonda a piene mani nella ricca messe di materiali disponibili, ora pubblicati nei primi tre volumi dei Documenti diplomatici italiani, XI serie, usciti fra il 2005 e il 2007 a cura dello stesso Pastorelli e di Ennio Di Nolfo. Materiali che egli domina e valorizza con insuperata maestria, utilizzandoli per descrivere gli avvenimenti con l’implacabile rigore a cui i suoi lettori e studenti sono avvezzi.Il consueto vezzo pastorelliano di mettere al centro i documenti sdegnando un poco la storiografia è accentuato dallo stratagemma del «racconto» che consente anche di dedicare ad alcuni protagonisti della scena dei veri e propri quadretti descrittivi. I principali ambasciatori e il ministro degli Esteri Carlo Sforza vengono dipinti con brevi tratti; a volte sono trattati con severità (Tarchiani ad esempio), altre quasi con adulazione (Quaroni, Brosio), sempre tuttavia con un’arguzia maliziosa. Infatti, nonostante il proposito di limitarsi a «raccontare fatti e pensieri nella loro concatenazione logica» (p. 104) senza proporre valutazioni, il testo abbonda di giudizi per lo più impietosi.Il lettore cercherebbe invano conclusioni rivoluzionarie sulla politica estera italiana del periodo 1947-1949. Questo lavoro infatti offre soprattutto conferme. Conferma che la diplomazia interpretò allora una politica vecchia, concentrata su temi passatistici. Centrale era la prospettiva della revisione del trattato promessa dagli Stati Uniti. Revisione che per la diplomazia italiana, intrisa di velleità imperiali non diversamente dalla sua opinione pubblica, significava anzitutto recupero di qualche scampolo di sovranità sulle colonie. Il libro indugia sui temi classici della politica internazionale del tempo nella sua dimensione di sicurezza. Si concentra sulle disavventure del faticoso ingresso italiano nell’Alleanza atlantica, entrando fin nel dettaglio dei verbali delle riunioni.Ciò di cui si sente la mancanza in questo libro è il «respiro politico». Il lettore si ritrova chiuso nelle altere e sussiegose stanze della diplomazia, dove faticano a filtrare gli slanci ideali che pure caratterizzarono molta della politica del tempo - anche della politica estera almeno come interpretata da De Gasperi. Il presidente del Consiglio, che pure in questo periodo poco si impicciò di politica estera, spicca per una schiettezza a tratti perfino inopportuna. Quello che forse colpisce di più nella rappresentazione di Pastorelli è il contrasto con il ministro Sforza sulle colonie, un’immagine inconsueta rispetto a quella della fruttuosa collaborazione fra i due in tema di integrazione europea.


Sara Lorenzini