SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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In nome di Ippocrate. Dall'?olocausto medico? nazista all'etica della sperimentazione contemporanea

Raffaella De Franco

Milano, Franco Angeli, pp. 240, euro 20,66 2001

Docente di Filosofia morale e Bioetica, l'autrice si inserisce in un dibattito ampio ed articolato (si vedano i numerosi riferimenti bibliografici) sull'etica della sperimentazione medica. La prospettiva storica è il piano che sostiene un'analisi sostanzialmente etico-filosofica dello statuto morale della sperimentazione, come peraltro è testimoniato dal fatto che il libro sia pubblicato nella Collana di Filosofia. L'analisi è basata sui Doctors trials del Processo di Norimberga, in cui un tribunale militare solo americano fece emergere, discusse e giudicò il modello scientifico che portò medici e scienziati nazisti alle indicibili sperimentazioni attuate nei Lager. Dal processo uscì il cosiddetto Codice di Norimberga per la regolamentazione della sperimentazione, atto costitutivo della bioetica, che occupa un posto centrale nella ricostruzione e analisi di De Franco. A suo avviso il modello sperimentale nazista può e deve essere inteso non come una eccezione nella storia della sperimentazione scientifica, bensì l'espressione estrema di un nesso causale intrinseco allo statuto stesso della scienza. In quest'ottica, l'autrice convince nel mostrare come gli stessi medici nazisti non fossero né fossero percepiti come a-morali, ma agissero in un ordine di valori comune alla scienza novecentesca. A proposito vanno ricordate le discussioni negli anni '80 sull'uso dei dati su ipotermia ed anossia umana ottenuti a Dachau, le sperimentazioni di farmaci anti Aids sugli orfani rumeni nel 1990 e di vaccini sulle truppe americane durante la Guerra del Golfo, autorizzata dal governo Bush. Ne esce l'a-moralità dello statuto morale della sperimentazione, che fu ?il convitato di pietra dell'Olocausto medico? (termine con cui l'autrice identifica il nodo di morte, scienza, etica, politica, giudicato nel processo, p. 153). De Franco descrive e discute nel dettaglio le pratiche eugenetiche, antecedenti e successive il nazismo, presta attenzione alle motivazioni degli attori, sottolineando l'architettura scientifica, morale e politica che le sosteneva. Nei tre primi capitoli la descrizione e contestualizzazione storica sono funzionali all'analisi etico-filosofica. Intrecciando fonti processuali, testi medici e ricezioni passate e recenti, nonché discussioni contemporanee, l'autrice analizza e discute i caratteri odierni dello statuto morale della scienza. Mostra quanto il giudizio morale sia esterno al rapporto sperimentatore-soggetto sperimentale, da Bernard in poi, e come la scienza, i suoi fini ed i suoi caratteri, abbiano spesso e spesso continuino a violare i diritti dell'individuo, primi tra tutti alla salute ed al consenso informato. Il quarto capitolo presenta a proposito una cronologia (1895-1990) degli eventi significativi dell'?Olocausto medico? che segnala continuità di lungo periodo e preoccupanti persistenze, che restituiscono un'immagine complessa della scienza, autonoma sul piano materiale e morale. In questo senso, pur essendo un lavoro fortemente inclinato alla bioetica, esso contribuisce ad una storia della sperimentazione scientifica, del consenso informato e più in generale del rapporto tra individuo, sapere e modernità.


Emmanuel Betta