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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Muratori in Francia operai e contadini in valle. I flussi migratori e l'economia di tre comunità biellesi durante la «grande emigrazione» (1881-1921)

Roberto Favario

Vercelli, Edizioni Mercurio, 143 pp., euro 16,00 2006

L'area biellese rappresenta da molti anni non solo un esempio ben noto dell'esodo italiano, ma anche un caso che ha contribuito a smantellare alcuni sedimentati luoghi comuni sull'emigrazione. Fra questi uno riguarda la motivazione della partenza, di solito indicata nella mancanza di opportunità di lavoro in patria, non applicabile agli emigranti di Biella, che è al centro del più antico e noto distretto dell'industria tessile italiana. Un secondo luogo comune consiste nell'interpretazione dell'emigrazione come sospinta solo da circostanze espulsive, mentre il caso biellese ha mostrato l'importanza di quei fattori propulsivi, definibili come cultura della mobilità. Non casualmente, Roberto Favario apre il libro avvertendo argutamente del doppio rischio in cui incorre con la sua ricerca: quello di suscitare stupore nel lettore consapevole della fama nazionale e internazionale dell'industria tessile biellese, che si chiederebbe se e quando ci sia stata emigrazione e, al contrario, quello di indurre il lettore a conoscenza dell'ultraventennale ricerca varata dalla Fondazione Sella, «Biellesi nel mondo», a chiedersi cosa ancora sia possibile dire sull'argomento. Con la sua ricerca, originata come tesi di laurea presso l'Università del Piemonte orientale, Favario mostra non solo che è ancora possibile approfondire la conoscenza dell'esodo da questa zona, ma che anche la Valle dell'Elvo, da lui indagata, presenta al suo interno differenziazioni socio-economiche e confini invisibili, tratteggiati anche dalle scelte migratorie adottate. In effetti questa ricerca, condotta nell'ambito di un più vasto e ambizioso progetto patrocinato dall'Ecomuseo Valle Elvo e Serra, e condotta sui tre comuni di Graglia, Muzzano e Occhieppo Superiore, si presenta come un utile approfondimento su questa porzione di territorio biellese, sulla pluriattività caratteristica dalla sua società e sulle specializzazioni artigianali nell'edilizia che sorreggono le pratiche migratorie. Sulla base dei censimenti dal 1871 al 1931 e dei registri dei passaporti, si dimostra come l'equilibrio fra agricoltura, manifattura e emigrazione variasse da un comune all'altro: in particolare, mentre i due comuni di Muzzano e di Occhieppo Superiore contarono di più sulle prime due risorse, Graglia mantenne la sua specializzazione nell'esportazione di muratori, riaffermando, come opportunamente ricorda l'autore, che il rapporto occupazione di fabbrica-emigrazione non va dato per scontato, in quanto per gli edili l'opzione del lavoro industriale non era considerata né allettante né preferibili agli abituali spostamenti sul territorio. Inoltre, addentrandosi nell'identikit degli emigranti, Favario delinea l'idealitpo come prevalentemente di sesso maschile e giovane, per il 76 per cento figlio ancora celibe e non capofamiglia, anche se le donne costituirono il 17 per cento, concentrando le loro partenze negli anni successivi alla prima guerra mondiale, e dirigendosi prevalentemente in Francia, come i loro uomini.


Patrizia Audenino