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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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I Fabbricotti. Il volto di una dinastia del marmo tra '700 e '900 a Carrara, presentazione di Gaetano Greco

Roberto Musetti

Milano, Franco Angeli, pp. 319, euro 26,00 2005

Il volume studia una grande famiglia imprenditoriale toscana nel lungo periodo, tra gli ultimi decenni del '700 e quello del fascismo regime, e la trasformazione che avviene specialmente intorno al commercio del marmo, quando capaci conduttori di cave riescono a conseguire l'inserimento nella grande imprenditoria toscana e italiana, fino a emergere nella strisciante ?globalizzazione? ottocentesca. L'autore periodizza le fasi dell'impegno imprenditoriale, dalle operazioni di compravendita sulle cave impostate da Francesco Antonio intorno al 1766, fino all'epilogo finale che definisce il ?crollo dell'Impero?, nel 1934, quando l'indebitamento, nel quadro recessivo delle svalutazioni monetarie, dissolse il patrimonio di Carlo Andrea Fabbricotti. La ricerca ricostruisce le caratteristiche del ?sistema marmo?, specialmente nel carrarese, su cui si fondò l'impresa dei Fabbricotti e insieme le individualità maschili e femminili di rilievo, come Helen Bianca, e le strategie patrimoniali, strumento di accrescimento delle fortune familiari e di inserimento nel milieu aristocratico. Spicca l'abilità finanziaria e bancaria, fondamentale nell'ascesa della famiglia carrarina alla metà dell'800 a danno di antichi casati di rilievo, come i Del Medico. Vi è grande analogia con quanto accadeva in Toscana, dove uomini provenienti dalle fortune bancarie conquistavano analogamente il titolo nobiliare e l'inserimento nell'élite del proprio Stato. L'uso degli archivi notarili e la minuziosa ricostruzione dei crediti mostra che l'autore sa riprendere efficacemente una metodologia di ricerca già sperimentata in Francia e in Italia. A ciò si collega l'accrescimento fondiario della famiglia Fabbricotti, terza fase di un agire economico che realizzò, alla fine del secolo, un patrimonio intorno al milione di lire italiane. Era l'apogeo di una vicenda destinata al declino con l'avvento di Carlo Andrea, aristocratico a pieno titolo per mentalità e modi di vita, costretto dalla morte del padre a occuparsi degli affari. Piuttosto proprietario terriero conservatore che business man, interprete dell'anima ?padronale? del fascismo contro quella ?sindacalista? di Renato Ricci, si imbatté nella crisi congiunturale del marmo alimentata dalla svolta deflazionistica del 1926, che liquidò oltre un secolo di grande fortuna familiare. Per quanto il centro dell'azione dei Fabbricotti fosse Carrara, un territorio autonomo dalla Toscana, qualche riferimento alla storiografia regionale, come i contributi di Romano Paolo Coppini sulle grandi famiglie della finanza e dell'impresa granducale, o, per il periodo del fascismo, quelli di Marco Palla sul notabilato fascista, o, ancora, gli studi sulle élites granducali e sugli atti notarili, avrebbe aiutato maggiormente l'inquadramento. Si sarebbe chiarito, ad esempio, che il modello di riferimento per i Fabbricotti potrebbe individuarsi più nei Lardarel che nei Ricasoli. Tuttavia, il lavoro appare ben condotto sulla scorta di una valida ricerca archivistica e di un serio riscontro con le fondamentali coordinate dei cicli economici.


Fabio Bertini