SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il confine orientale. Italia e Jugoslavia dal 1915 al 1955

Rolf Wörsdörfer

Bologna, il Mulino, 454 pp., euro 35,00 (ed. or. Paderborn, 2004) 2009

Fermandosi al titolo italiano, Il confine orientale, si potrebbe pensare che lo storico tedesco Rolf Wörsdörfer abbia guardato alle vicende del confine italo-jugoslavo tra 1915 e 1955 con gli occhi di un italiano. L’a., invece, esperto della storia dell’Alto Adriatico, si è, fin dall’introduzione, sottratto all’influenza di una tradizione storiografica racchiusa all’interno di dimensioni nazionali irriducibili (italiana, slovena e croata). Egli, infatti, prende le mosse dalla condivisibile osservazione secondo cui «le possibilità esistenti di comparazione storiografica non sono mai state realmente sfruttate»: fino ad ora, gli storici appartenenti alle diverse comunità nazionali alto-adriatiche si sono limitati «a evidenziare le ferite subite e a piangere le proprie vittime» (p. 18).Wörsdörfer ha cominciato, ed è il suo grande merito, a muoversi in una direzione opposta, comparata e transnazionale, nell’analisi dell’esperienza storica del «confine orientale», recuperando fonti documentarie e bibliografiche tedesche, italiane, slovene. Mancano tuttavia la storiografia e la documentazione croate, con l’esclusione di due fondi relativi alla stagione italiana di Fiume.L’a. è consapevole delle tendenze di lungo periodo dei problemi e dei conflitti nazionali nella regione di frontiera dell’Adriatico nord-orientale. Da un lato, nonostante la periodizzazione indicata nel titolo (1915-1955), non rinuncia ad una breve, ma necessaria incursione nelle radici ottocentesche dei processi di nazionalizzazione che, a partire dal primo dopoguerra e, in particolare, dall’avvento del fascismo, conobbero una svolta violenta. Dall’altro, si confronta con il dibattito politico-intellettuale degli anni ’90, che fu sollevato dalla dissoluzione dello Stato jugoslavo e dalla crisi del sistema politico italiano e che ha coinvolto, sia pur in forme profondamente diverse, il senso delle due identità nazionali.I capitoli del libro sono dedicati, in successione, alla costruzione delle diverse identità nazionali tra la Grande guerra e (a ritroso) la seconda metà dell’800, ai processi di nazionalizzazione e snazionalizzazione delle masse sotto il regime fascista, al nesso tra lotta partigiana e nazionalizzazione durante la seconda guerra mondiale e, infine, al rapporto tra la costruzione della Jugoslavia socialista e la fine della comunità italiana in Istria.Nell’interpretazione complessiva delle vicende del «confine orientale», Wörsdörfer si richiama ad una storiografia incline a considerare i fenomeni nazionali (in primis, il nazionalismo) come espressione di un discorso culturale imposto alla società. Questa posizione interpretativa, senz’altro efficace nella rappresentazione culturale delle identità nazionali, tende però a sottovalutare la complessità dei contesti politici e sociali multietnici in cui si svilupparono processi di costruzione di comunità nazionali omogenee, che non si possono esclusivamente ricondurre alle pratiche della «pulizia etnica» (pp. 108-112).


Mila Orlic