SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Comunione e liberazione

Salvatore Abbruzzese

Bologna, il Mulino, pp. 128, euro 7,23 2001

Si tratta di un'utile sintesi che fa seguito ad un precedente libro sullo stesso argomento pubblicato dall'autore una decina di anni fa (Comunione e Liberazione. Identità religiosa e disincanto laico, Laterza, 1991). La vicenda di quella che è senz'altro tra le realtà, non solo religiose, più significative dell'odierno panorama cattolico è ripercorsa dal suo inizio, nella Milano degli anni cinquanta, ad oggi, e la sua origine è vista nella crisi profonda aperta in quel decennio nel cattolicesimo italiano dalla modernizzazione del Paese; più precisamente come una risposta a tale crisi, polemicamente diversa però, a cominciare dal suo minoritarismo, rispetto a quella tutta politica e giocata sul ?grande?associazionismo di cui l'Azione Cattolica può essere considerata un simbolo. La centralità dell'elemento giovanile ed una certa complessiva sottolineatura giovanilistica, la dimensione del gruppo, il dibattito, l'incontro, l'amicizia: questi i principali ingredienti organizzativi mobilitati dalla fede e dalla felice fantasia di don Luigi Giussani per contrastare la privatizzazione del fatto religioso prodotta dalla modernizzazione e percepita come premessa di una inevitabile cristianizzazione di fatto. Privatizzazione del fatto religioso a cui, per l'appunto, Cl oppone se stessa come un vero e proprio frammento di società diversa nella quale fede e vita sono destinate, all'opposto, ad incontrarsi e integrarsi. Da qui, da questo tentativo di recuperare la globalità dell'esperienza religiosa, anche l'attenzione al ?fare?, alle opere, con la proposta di un modello di cattolicesimo come ?vita activa?, quasi una sorta di cattolicesimo calvinista. Dalla lucida e intelligente ricostruzione dell'autore appare inevitabile in prospettiva lo scontro di Cl con la Democrazia Cristiana e con la sinistra. In specie a causa di un duplice rifiuto da parte del movimento: quello della mediazione partitica (preferendo esso, invece, presentarsi direttamente sul mercato politico con un pacchetto di richieste in cambio di voti), e dall'altro lato il rifiuto dello statalismo comunemente inteso dall'insieme della politica italiana come direzione e controllo sui privati da parte della sfera pubblica.


Ernesto Galli della Loggia