SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il passato del nostro presente. Il lungo Ottocento 1776-1913

Salvatore Lupo

Roma-Bari, Laterza, 209 pp., € 18,00 2010

Lavoro di ampia lena e di grandi orizzonti, assai felicemente riuscito. Salvatore Lupo racconta. E il suo è un racconto chiaro, arioso, dallo sguardo europeo, non senza riferimenti a una geografia anche più ampia. Scrive uno storico che crede ancora nella storia e scrive - questa è l'impressione che dà - «per tutti», nel senso che non presuppone una particolare informazione precedente e punta a riuscire comunicativo, fuori della scuola e dell'università, ma anche a scuola e all'università. Come se, con la sua scrittura piana e anche piacevole ambisse a ricoprire i compiti di informazione di un manuale, senza poi esserlo e starvi ristretto dentro, al genere «manuale», con i suoi schematismi e appesantimenti scolastici.E però non si riduce a questo, a un ben fatto «libro di testo» appena dissimulato. Fin dal titolo, Lupo fa riferimento al dibattito storiografico e politico che ci circonda. Lo assume e non ne rimane sopraffatto. Vedi quel lungo '800, che finisce dove comincia la guerra, ma che comincia prima delle rivoluzioni settecentesche. In questo libro tranquillamente controcorrente e sicuro di sé, le rivoluzioni ci sono senza infingimenti e vade retro: cominciano già esse a porsi come il passato del nostro presente. Niente presentismo, quindi, il passato conta, c'è ancora e …lotta insieme a noi. E le ideologie non sono morte, tanto meno lo erano in quell'800 che si ripropone come un grande secolo. Si indovina che anche il '900, se, come è auspicabile, l'a. vorrà darci il seguito, ricupererà tutta la portata storica - di speranze, conflitti, passioni, idealità - che oggi il discorso pubblico, con larghe derive e complicità d'ordine storiografico, tende a negargli, maledicendolo e sfigurandolo.Sette capitoli, con una introduzione e un Epilogo. Il I pone le basi - Fuori dall'Antico regime - dando spazio al discorso politico e al discorso storiografico, dalla rivoluzione negli Stati uniti alla «rivoluzione industriale». Il II illustra La nuova politica, dalle concettualizzazioni di una «libertà senza eccessi» al Manifesto dei comunisti. Nel III sono di scena gli Imperi, profilando non solo quelli europei, ma anche quello Celeste. A questo punto l'a. piazza un Interludio. Milleottocentoquarantotto. La terra trema: appena cinque pagine, ma non si tratta di sottovalutazione storica, solo di una scelta di spazi nella architettura d'insieme. E subito il IV riparte con questa «storia culturale» - bene intesa…, e cioè non distruttiva dei fatti e della politica - dando spazio al discorso letterario, di Victor Hugo e altri sui «miserabili», categoria di enorme successo. Fra il IV e il V si ragiona di Unificazioni statali e trova spazio - intenso, per niente sminuente - il Risorgimento, e poi L'Italia liberale. Non si perdono mai di vista il quadro generale e le diverse velocità di propagazione di idee e istituti della modernizzazione, contro e con l'autoritarismo. E intanto il VI mette a confronto Internazionalismo e nazionalismo, fra teorici e comportamenti collettivi. Si chiude - VII, L'Italia fra due secoli - con il primo e il secondo atto della Rivoluzione nazionale, fra Crispi e Corradini, mentre si svolgono il disegno di integrazione giolittiano e il rientro pubblico dei cattolici.


Mario Isnenghi