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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mazzini scrittore politico inglese. Democracy in Europe (1840-1855)

Salvo Mastellone

Firenze, Olschki, pp. 322, euro 29,00 2004

Gli studi specifici sul periodo inglese di Mazzini (che giunse in Inghilterra nel 1837) languivano da tempo, salvo la trattazione offertane da alcuni biografi recenti. Uno studio approfondito di questa fase della vita dell'esule si deve invece, negli ultimi anni, ad uno dei decani degli studi mazziniani in Italia. L'indagine ha preso l'avvio già nel 1997 con la riscoperta e la ripubblicazione integrale degli articoli di Mazzini comparsi a Londra nel «People's Journal», tra il 1846 e il 1847, e raccolti in seguito sotto il titolo Pensieri sulla democrazia in Europa. Si tratta di un bilancio sulle principali esperienze progressiste e rivoluzionarie e sulla natura della democrazia europea nei primi decenni dell'Ottocento. Lo studio che qui discutiamo esamina la più ampia vicenda inglese di Mazzini, prendendo le mosse dal Letter-Opening Affair del 1844, che portò il patriota alla ribalta della scena pubblica londinese, per la denuncia al Parlamento del fatto che la corrispondenza dell'esule (fino ad allora ancora poco noto in Inghilterra) era regolarmente aperta e controllata dalla polizia inglese, su richiesta del governo austriaco. Lo scandalo e il dibattito che ne seguirono misero la questione italiana sotto i riflettori e videro importanti prese di posizione a favore di Mazzini, tra cui quella dello scrittore Thomas Carlyle. Reduce dal tragico fallimento della spedizione dei fratelli Bandiera, Mazzini fu attivo anche in questo periodo nella stesura di documenti e nella creazione di comitati internazionali in rapporto con altri attivisti democratici presenti a Londra, ad es. inglesi come William Linton, francesi come Ledru-Rollin, tedeschi come Arnold Ruge, e più tardi ungheresi come Kossuth. Il merito principale di questo studio, fondato su un approfondito spoglio dei periodici politici del periodo (riscoperti o studiati per la prima volta, anche se qui talora troppo lungamente citati in forma integrale), è quello di inserire la produzione ideologica e l'attività politica di Mazzini nel contesto della scena inglese in fermento a causa del movimento cartista e del nascente movimento comunista, proprio attorno all'epoca della pubblicazione a Londra, nel febbraio 1848, del Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels. Sono messi in particolare a confronto un Manifesto polacco nato nell'insurrezione di Cracovia del 1846, dai toni sociali avanzati, un Address of the German Democratic Communists of Brussels, firmato anche da Marx ed Engels, che anticipa alcuni temi del Manifesto comunista, i Pensieri sulla democrazia di Mazzini. Non si dimostra, come l'autore vorrebbe, che il Manifesto comunista del 1848 fosse anche una risposta agli articoli di Mazzini del 1846-47, ma certamente esiste (nei periodici come nella corrispondenza privata) una circolazione di linguaggi, attenzioni e critiche reciproche esplicite, oltre che interpretazioni diverse e talora opposte della rivoluzione, ad es. in chiave nazionale o sociale. E queste prese di posizione fanno effettivamente di Londra, alla fine degli anni quaranta dell'Ottocento, uno dei centri principali del dibattito sulla democrazia europea nelle sue diverse anime e tendenze, e di Mazzini uno dei suoi protagonisti.


Simon Levis Sullam