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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La lingua degli altri. Aspetti della politica linguistica e scolastica in Alto Adige-Südtirol dal 1945 ad oggi

Siegfried Baur, Giorgio Mezzalira, Walter Pichler

Milano, FrancoAngeli, 391 pp., euro 24,00 2008

Il libro ricostruisce sei decenni di politiche pubbliche e di iniziative private nel campo della promozione del bilinguismo in Alto Adige. Leggere la storia recente della provincia di Bolzano attraverso la lente della politica linguistica e scolastica è particolarmente significativo, poiché da più di un secolo scuola e lingua rappresentano il terreno più sensibile dello scontro/incontro etnico in questa terra di confine. Fu nella scuola che i nazionalisti di fine '800, tedeschi e italiani che fossero, individuarono la «trincea» del conflitto nazionale, il luogo in cui si giocava la conquista delle nuove generazioni; e fu ancora nella scuola che, almeno inizialmente, il fascismo ripose le sue migliori speranze di «guadagnare all'italianità» i giovani «allogeni».Negli ultimi sessant'anni, l'importanza attribuita alla scuola e all'insegnamento linguistico come elementi di salvaguardia, o al contrario di erosione, delle identità non è certo diminuita. A cambiare, e molto, sono stati però i termini della questione. Negli anni successivi all'approvazione dello Statuto di autonomia regionale del 1948, l'Italia centrista mostrò scarsa sensibilità per il tema della salvaguardia della minoranza, accompagnando con la sua politica la progressiva radicalizzazione dei rapporti all'interno della Regione Trentino-Alto Adige tra l'«italiana» Trento e la «tedesca» Bolzano. A ciò si aggiunse un diffuso disinteresse nell'opinione pubblica italiana dell'Alto Adige per il raggiungimento di un rapporto paritario tra i gruppi linguistici, fatto anche della conoscenza della «lingua degli altri». Parlare di bilinguismo in quegli anni significava sostanzialmente discutere di come far imparare l'italiano ai sudtirolesi, i quali subito si attrezzarono per lo studio della lingua dello Stato.La situazione cambiò radicalmente a partire dalla seconda metà degli anni '70, dopo l'approvazione del secondo Statuto di autonomia e l'entrata in vigore delle norme che stabilivano l'obbligo del conseguimento di un attestato di bilinguismo per accedere all'impiego pubblico e prevedevano la ripartizione dei posti pubblici sulla base del peso proporzionale dei rispettivi gruppi linguistici in provincia di Bolzano. Di colpo gli italiani dell'Alto Adige videro ridursi le possibilità d'impiego pubblico e si trovarono a fare i conti con la necessità di apprendere la lingua tedesca, pagando un forte ritardo istituzionale (ma anche politico e culturale) nel campo dell'insegnamento della seconda lingua. Il libro mette bene in evidenza le carenze della politica linguistica (e non solo) nella fase del primo Statuto e ripercorre con puntualità i momenti essenziali delle successive riflessioni e iniziative concrete intraprese dalle istituzioni locali e dalla società civile per migliorare l'apprendimento linguistico dell'altra lingua. Rileggere questi eventi in una prospettiva storica ci fa meglio apprezzare i progressi degli ultimi decenni, con la diffusa richiesta della società di aumentare le occasioni d'incontro con l'altro gruppo e il lento, contrastato ma obbligato adeguamento della politica alla realtà sociale.


Andrea Di Michele