SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Intorno al 1898. Italia e Spagna nella crisi di fine secolo

Silvana Casmirri (a cura di)

Milano, Franco Angeli, pp. 329, euro 23,24 2001

Poche sono state le iniziative scientifiche italiane per ricordare il centenario dei moti del 1898, culmine della cosiddetta ?crisi di fine secolo?, evento considerato dalla storiografia un fondamentale punto di svolta della nostra storia. Tra queste, si può ricordare un convegno italo-spagnolo, tenuto a Cassino dal 18 al 20 ottobre 1998 e di cui appaiono ora gli atti curati da Silvana Casmirri. Anno particolarmente drammatico per entrambi i paesi, il 1898 ebbe in Spagna ed in Italia caratteristiche ed esiti diversi, risultando peraltro nelle due penisole un momento di netta cesura tra due epoche. Tuttavia, mentre tutti gli studiosi sono concordi nel sottolineare l'importanza della ?crisi di fine secolo? per l'Italia e per la Spagna, nei due paesi le fortune storiografiche del 1898 sono state diseguali. Dopo la fioritura della seconda metà degli anni settanta, quando apparvero i volumi di Levra, Belardinelli, Sagrestani, Cambria, D'Angelo e di chi scrive, in Italia si è registrata una netta caduta di interesse per il periodo. In Spagna, invece, le ricerche si sono moltiplicate negli ultimi anni, portando ad una lettura del 1898 molto più articolata rispetto al passato, come ben dimostra il saggio storiografico di Helena Hernàndez Sandoica che apre il volume. Non mi pare casuale che Lucio D'Angelo non abbia potuto contrapporle un analogo saggio sulla storiografia italiana recente e abbia dovuto ripiegare su una efficace sintesi sugli aspetti economici e sociali della crisi di fine secolo in Italia. Al di là di alcune messe a punto su aspetti specifici, quali la politica estera o la politica coloniale italiana, il diritto di associazione o l'anticlericalismo, mi pare tuttavia che uno degli aspetti più caratteristici del volume sia l'approccio comparatistico tentato da alcuni autori, ed in particolare da Alfonso Botti e Andrés Hoyo Aparicio. Un tale approccio richiede approfondite conoscenze nella storia dei due paesi e adeguate competenze, anche linguistiche. Giustamente Botti sottolinea che la storia comparata non è (o non è soltanto) la storia delle relazioni tra i due paesi e delle loro reciproche influenze, ma qualcosa di più, che ha a che fare con modelli interpretativi da verificare. Rimane però il rischio che i modelli interpretativi, alla fine, facciano velo o addirittura condizionino la stessa ricerca storica o che, per individuare a tutti i costi analogie, si forzino le interpretazioni. Come quasi sempre capita nei volumi che raccolgono atti di convegni, qualche aspetto rimane nell'ombra, come in questo caso è avvenuto per la storia dei movimenti politici. Il 1898 è indubbiamente un momento importante per l'evoluzione di socialisti, cattolici e degli stessi liberali, tanto in Italia che in Spagna, e qualche approfondimento in tal senso sarebbe stato opportuno. Alla fine della lettura del libro, resta aperto un interrogativo: per quale motivo gli spagnoli hanno affrontato e continuano ad affrontare la storia del desastre del 1898 e in Italia, dalla fine degli anni settanta, non si sono più ripresi gli studi sulla drammatica crisi di fine secolo? Dare una risposta a questa caduta di interesse storiografico non era certo facile, come giustamente sottolinea la curatrice, ma avrebbe tuttavia presentato non pochi motivi di interesse.


Alfredo Canavero