SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il tempo della memoria. Da Sturzo a oggi, Presentazione di Gabriele De Rosa

Silvio Gava

Avagliano Editore, Cava de' Tirreni 1999

Queste memorie di Gava ripercorrono rapidamente gli avvenimenti che videro protagonista l'esponente democristiano dai primi anni del secolo fino ai primi anni Ottanta. Emigrato con la famiglia da Treviso a Castellammare di Stabia durante la Grande guerra, il giovane Gava fu subito protagonista della vita politica locale. Ad appena diciannove anni assunse infatti il suo primo incarico. Come segretario della Unione Provinciale del lavoro di Salerno, con uno stipendio mensile di 600 lire, ebbe inizio la sua prima importante esperienza. L'attività sindacale lo impegnò prevalentemente nella lotta agli agrari salernitani. Le "vere grandi questioni sociali" dell'area si dimostrarono quelle relative alla valorizzazione delle terre incolte nella vasta pianura del Sele e quella della revisione dei contratti della "quarta" (canone in natura pari alla quarta parte del prodotto vinicolo) nella zona di Eboli. Con l'avvento del regime fascista Gava dovette rinunciare alla politica. Si iscrisse al sindacato fascista per poter svolgere la professione di avvocato, unica fonte di guadagno per il sostegno della famiglia. Nel dopoguerra riprese la sua carriera nella Democrazia Cristiana. "Entrato nella vita politica nel 1943 - scrive -, eletto senatore nel 1948, chiamato alla carica di sottosegretario e poi di ministro del Tesoro dal 1949 al 1956, e ritornato ministro l'anno dopo, all'Industria, e quindi, dal 1958 al 1969 dedito esclusivamente al lavoro parlamentare, ricoprii cariche ministeriali dal 1969 al 1973; mi sono ritirato dalla vita politica nelle successive elezioni del 1975". I momenti più rappresentativi del suo contesto storico-politico furono sicuramente gli anni Sessanta, quando la Dc riuscì a organizzarsi come partito con una propria autonomia rispetto alle strutture ecclesiastiche e quando iniziò l'intervento più consistente dei partiti nell'economia attraverso le partecipazioni statali. A proposito del rapporto tra politica ed economia Gava, in posizione particolarmente favorevole in quanto responsabile del Tesoro, potè utilizzare un osservatorio molto interessante. Protagonista della svolta laica della Dc e testimone della nascita delle correnti in seno al partito cristiano, l'esponente politico campano fornisce tuttavia anche osservazioni interessanti su una fase di trasformazione che avrebbe in qualche modo visto il passaggio dal partito di opinione al partito macchina. Già al congresso nazionale di Firenze del 1959 avrebbe affermato: "ieri il clientelismo si poggiava sul prestigio di una persona e la base era relativamente fragile, mutevole e almeno scoperta; oggi si nasconde e prospera dietro l'usbergo della "corrente"; ieri era possibile eliminare dal Partito gli elementi moralmente indegni ed era relativamente facile; oggi è pressocchè impossibile perchè essi, che hanno capito il latino, si pongono come portatori di voti e sostengono le posizioni agli ordini delle correnti dominanti".


Luigi Musella