SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La nuova guardia. Gli universitari bolognesi tra le due guerre (1919-1943)

Simona Salustri (prefazione di Elisa Signori)

Bologna, Clueb, 214 pp., euro 20,00 2009

Lo studio delle politiche giovanili del fascismo si è rivelato negli ultimi anni decisivo per comprendere le modalità attraverso le quali il Partito tentò di attuare il proprio progetto totalitario, nonché per verificare gli effetti di medio e lungo periodo della pedagogia volta a formare un tipo nuovo di cittadino, i cui comportamenti e valori fossero conformi alle esigenze dello Stato fascista. L’esame del microcosmo studentesco dell’Ateneo bolognese fornisce nuovi elementi di conoscenza circa il funzionamento della macchina organizzativa dei Guf a livello locale e, allo stesso tempo, rappresenta una importante conferma di dinamiche e tendenze già note a livello nazionale. L’a. colloca le vicende dell’organizzazione universitaria all’incrocio tra dimensione locale e dimensione nazionale, ricostruendo la fitta rete di relazioni intercorse tra Guf, autorità politiche e accademiche locali e istituzioni politiche nazionali (Pnf e Ministero dell’Educazione). La documentazione d’archivio conservata presso l’Ateneo bolognese, largamente utilizzata da Salustri, risulta una fonte preziosa per comprendere non solo il meccanismo di funzionamento del sistema di potere fascista, ma anche per illuminare aspetti della sfera ideologica e valoriale dei gufini. Per esempio, l’a. sottolinea la delicata funzione che l’assistenza giocava nel sistema formativo fascista, ricordando come fu proprio grazie alla conquista del monopolio in quel settore apparentemente neutrale che il Guf riuscì a omologare le «forme aggregative e, tramite queste, le mentalità e i comportamenti degli universitari» (p. 92). Grazie alla documentazione d’archivio emerge, meglio e più di quanto non sia possibile fare attraverso l’utilizzo della sola pubblicistica gufina, lo zelo con il quale gli universitari bolognesi si adoperarono per attuare l’esclusione degli studenti ebrei, tradizionalmente presenti a Bologna, dal mondo accademico e dall’associazionismo studentesco e per realizzare l’epurazione dei testi dei docenti ebrei (decisivo fu anche il controllo della stampa delle dispense). In un volume ben strutturato, colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento all’attività femminile del Guf, che pure ebbe un ruolo rilevante, soprattutto negli anni della guerra.Con rigore metodologico ed equilibrio di giudizio, che si traducono nella consapevolezza della necessità di tenere presenti le diverse gradazioni dell’adesione giovanile ai miti del fascismo, lo studio di Salustri conferma sostanzialmente l’efficacia dei processi di socializzazione e dell’azione di indottrinamento ideologico predisposti dal Partito per la gioventù universitaria. Il lavoro costituisce perciò una replica a coloro che, per alimentare il mito del «totalitarismo imperfetto», continuano a insistere sull’esistenza di una «zona grigia» studentesca, caratterizzata dal disinteresse per la politica e tesa unicamente a godere dei vantaggi materiali offerti dall’organizzazione, come limite all’azione formativa dei Guf (un esempio di questo punto di vista è contenuto nella prefazione).


Luca La Rovere