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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Comunità e libertà nell’epoca dell’industria. Storia, politica, religione nel pensiero di Arnold Toynbee (1852-1883),

Teodoro Tagliaferri

Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, XXXVI-169 pp., euro 25,00 2008

Non è una biografia dell’apostolo Arnold dalla breve vita - tema già trattato dalla letteratura specialistica - l’oggetto del denso studio di Tagliaferri, che ripercorre invece, in maniera molto dettagliata, e trasversalmente, il non monumentale corpus degli scritti di Toynbee. Tagliaferri sottolinea il profondo «legame che intercorre tra le idee storiche, le idee politiche e le idee religiose di Toynbee» (p. 72), e ne propone una sistemazione organica centrata più che sull’impegno pubblico e sulla propaganda per la riforma sociale, su una concezione del corso storico, su una pratica della storiografia come sapere legato anche all’azione, e su una peculiare concezione religiosa - legata ai movimenti di riforma della Chiesa di Stato, ma segnata da un «radicale immanentismo» (p. 85), e dalla visione di una graduale e progressiva rivelazione di Dio nel mondo che accosta le posizioni etico-religiose di Toynbee, nel nome del Dovere, a quelle di Mazzini.Interessante appare il lavoro di reinserimento della figura di Toynbee in un quadro di esperienze e dibattiti, dalla Oxford di Green al confronto, ricco di implicazioni, con la tradizione liberal-radicale milliana da una parte, con quella del socialismo romantico-conservatore dall’altra; e convincente la ripresa del giudizio sull’interpretazione «positiva» della rivoluzione industriale - formula della quale Tagliaferri espone la fortuna continentale e la sfortuna insulare prima delle Lectures - fornita da Toynbee al di là della denuncia del prezzo umano e sociale, non interamente dovuto, pagato nel corso di quella trasformazione epocale. Nell’ambito di uno svolgimento storico presentato in veste dialettica - non in termini deterministici, ma aperto all’apporto degli uomini e condizionato dalle loro scelte -, Toynbee poteva individuare nel nuovo mondo del cash nexus un passaggio fondamentale, e progressivo, nella transizione dai «gruppi naturali» ai «gruppi morali» (p. 6), alla libera e consapevole associazione fra gli uomini in una nuova società dei diritti politici e dell’intervento pubblico volto a rendere empiricamente possibile anche per i soggetti più deboli il conseguimento del «sospirato traguardo dell’indipendenza, che rimane […] il fine e dunque la condizione inviolabile del liberalismo sociale di Toynbee» (p. 125). Né si trattava solo di benessere materiale: educazione e religione dovevano sostenere un progetto di reintegrazione sociale e culturale delle «due nazioni» scisse dalla rivoluzione, anche in vista - e questo aspetto del pensiero di Toynbee viene opportunamente rilevato - della britannica missione civilizzatrice nell’Impero.La vagheggiata società dei santi, per fortuna, non avrebbe preso corpo - e più di un aspetto del pensiero di Toynbee ha risvolti non tranquillizzanti sul terreno della «libertà dei moderni»; ma anche da Toynbee derivano il welfare, e Beveridge. Non è male.


Mauro Moretti