SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Invasori, non vittime. La campagna italiana di Russia 1941-1943

Thomas Schlemmer

Roma-Bari, Laterza, VI-345 pp., euro 22,00 (ed or. München, 2005) 2009

Il libro consta di un saggio critico di 156 pagine e di un’appendice di documenti. L’intento dell’a. è evidente già dal titolo: mettere in discussione, sulla base di una documentazione archivistica composta soprattutto da fonti militari tedesche ed italiane, l’immagine della campagna di Russia diffusa a livello militare, politico e nell’opinione pubblica del nostro paese. La costruzione del mito del «bravo» italiano, contrapposto al tedesco «barbaro», ha trovato in Russia un luogo ideale di elaborazione, e si è nutrita di luoghi comuni accettati acriticamente sulla base delle memorie dei sopravvissuti a quella disastrosa campagna: l’ottimo rapporto fra i soldati italiani e le popolazioni locali, l’umanità dei primi, le difficili relazioni con gli alleati tedeschi, a causa della loro spietatezza, infine le accuse rivolte loro di abbandono e disinteresse per la sorte degli italiani nella fase della ritirata dal Don.Schlemmer mette in discussione questi stereotipi dimostrando la piena e convinta partecipazione italiana agli obiettivi ideologici e di conquista della campagna di Russia; i difficili rapporti fra i due eserciti sono a suo parere attribuibili non solo alla scarsa considerazione dei tedeschi per l’affidabilità militare dell’alleato, ma anche alle carenze organizzative e alla inadeguatezza delle concezioni strategiche dei comandi italiani. Infine è evidente il pieno inserimento delle truppe italiane «nell’apparato d’occupazione e di dominio tedesco» (p. 44), nonché l’unilateralità delle accuse di abbandono durante la ritirata - le fonti tedesche denunciano casi in cui il comportamento degli italiani evidenzierebbe un totale disinteresse per le sorti degli alleati in ritirata, ed un sospetto, non infondato secondo l’a., per cui la morte del generale tedesco Karl Eibl, comandante del XXIV Corpo d’armata corazzato, sarebbe stata provocata da una bomba a mano lanciata da un soldato italiano per danneggiare il semicingolato sul cui cofano era seduto il generale.Il libro è convincente nel sua messa in discussione dell’immagine edulcorata che in Italia si diffuse - per motivi soprattutto di utilizzazione politica da parte degli alti comandi e dei governanti italiani - della campagna in Russia: «si sostituì la memoria della guerra a fianco dei tedeschi con la memoria della guerra contro i tedeschi. […] Era una forma di memoria selettiva che aveva numerose lacune e in pratica riduceva l’intera campagna di Russia al solo episodio della ritirata dal Don, sancendo ufficialmente la nuova immagine del nemico - cioè il tedesco - che gli italiani si erano già creati al fronte orientale» (pp. 155-156).Sul piano della valutazione storica del comportamento - militare e verso le popolazioni civili - degli italiani il libro fornisce invece dati non definitivi, e a volte contrastanti tra di loro: lo stesso a. riconosce che «considerando lo stato della ricerca e la difficoltà nel reperire le fonti, non è possibile dare una visione completa della prassi dell’occupazione italiana in Russia» (p. 55). Alla ricerca futura spetterà perciò il compito di una più precisa messa a punto, per la quale il lavoro di Schlemmer si pone indubbiamente come un buon punto di partenza.


Paolo Pezzino