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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia di Torino,VII, Da capitale politica a capitale industriale (1864-1915)

Umberto Levra (a cura di)

Torino, Einaudi, pp. CLXI-1119, euro 77,47 2001

È un momento di decisiva transizione nella storia della città quello analizzato nel volume settimo della storia di Torino. Il trasferimento della capitale a Firenze, nel 1864, e l'allentarsi del legame plurisecolare con la dinastia sabauda inflissero un duro colpo all'identità della città e a quella della sua classe dirigente. E non si trattava soltanto di un trauma simbolico, la stessa vocazione economica, le basi del sistema di accumulazione e distribuzione della ricchezza vennero scosse, come dimostra il repentino cambiamento del trend demografico. Tuttavia questa tendenza non sarebbe durata a lungo. L'onda lunga della modernizzazione non smise di far sentire i suoi effetti, le modalità di accumulazione del capitale urbano proseguirono la loro azione. La casa, come bene di investimento, e il mercato fondiario, come ambito di espansione patrimoniale, movimentarono il mercato dei capitali e la produzione edilizia. Nella seconda metà degli anni '60, il municipio divenne centro di aggregazione della classe dirigente della città e agì sui fronti della finanza, dell'assistenza e dell'igiene urbana. Durante gli anni '80, il modello di sviluppo agricolo-manifatturiero si esaurì, sotto il peso della crisi agraria internazionale, delle tariffe doganali e della crisi bancaria. Ma si affermarono al contempo elementi di dinamismo che avrebbero indirizzato la città verso un nuovo modello di sviluppo. Nell'ultimo decennio dell'Ottocento, infatti, il movimento operaio iniziò a potenziare le proprie organizzazioni, ormai autonome dall'influenza del paternalismo moderato. Si passò così da una ?cultura della povertà?, a una della resistenza e poi della ?rivendicazione offensiva?, così che all'inizio del secolo il partito socialista fu un pungolo costante per le amministrazioni liberali, costrette a competere sul piano di un avanzato programma di modernizzazione e democratizzazione della vita urbana. Sul piano culturale si affermò il Positivismo che introdusse elementi di rinnovamento nell'università e nell'istruzione professionale, con un particolare successo della Scuola di applicazione per gli ingegneri che nel 1906 si sarebbe fusa con il Museo industriale. L'operato dell'amministrazione Frola ebbe un ruolo decisivo nella modernizzazione della città e perseguì un consapevole disegno di trasformazione industriale predisponendo infrastrutture e potenziando l'istruzione tecnica. È in tale contesto che una nuova generazione di imprenditori diede un apporto importante alla trasformazione della città. Lo sviluppo dell'industria dell'automobile richiedeva una costante ricerca tecnologica, una particolare attenzione alle strategie pubblicitarie, e incentivava una nuova cultura, futurista e sportiva, che trovava nel consumo delle élites il proprio target commerciale. Sappiamo bene, a posteriori, quanto questi elementi si sarebbero rivelati fruttuosi e cruciali non solo per la storia di Torino, ma dell'economia nazionale. I trentuno contributi contenuti nel volume, ai quali si affianca l'ottima sintesi introduttiva di Levra, forniscono un quadro molto ricco di questo mezzo secolo cruciale nella trasformazione della città.


Paolo Capuzzo