SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Giacomo Matteotti

Valentino Zaghi

Sommacampagna (Vr), Cierre, pp. 142, euro 11,36 2001

L'agile lavoro di Zaghi, che vede la luce nella collana diretta da Mario Isnenghi, rappresenta una ottima sintesi delle molte novità storiografiche che sulla figura di Matteotti hanno visto la luce nell'ultimo decennio. Esauriente e rigoroso sul piano scientifico, esso si legge con interesse, in quanto l'autore mantiene la sua analisi distante da quelle tentazioni agiografiche che hanno talvolta accompagnato i lavori su Matteotti. I recenti progressi della ricerca storica sono stati resi possibili dall'accesso alle carte istruttorie del primo processo del 1926 e del secondo, del 1947, che per troppo tempo era stato precluso agli studiosi con motivazioni pretestuose, favorite dai bizantinismi delle leggi e dalla vocazione ad un uso ?privatistico? dei documenti diffusa tra la burocrazia archivistica. Il lavoro di Capecelatro e Zaina, e il nostro, sul delitto Matteotti, si sono potuti giovare della consultazione di tali documenti; è grazie ad essi che molti aspetti della vicenda matteottiana hanno così trovato una più corretta collocazione. Zaghi riprende inoltre molto opportunamente lo studio di Caretti sulla nascita, la diffusione e la persistenza del culto di Matteotti tra le classi popolari, fino a rappresentare una manifestazione della loro sorda e ostinata resistenza al fascismo. Giovandosi inoltre delle sue precedenti ricerche sugli anni della formazione intellettuale e politica di Matteotti nel rodigino, con l'aggiunta di una rilettura del vecchio lavoro di Carini, Zaghi fornisce un profilo intellettuale di bruciante attualità della intensa e breve vita di Matteotti, che in non pochi suoi passaggi suggerisce più ampie e, talvolta, amare riflessioni. Nel capitolo su Matteotti amministratore e parlamentare, ad esempio, vi sono spunti per considerazioni che vanno al di là del suo tempo, che spingono a riflettere sui grandi valori morali che ispirarono l'azione dei gruppi dirigenti socialisti e il loro profondo radicamento nella classe operaia, ma anche sulla loro incapacità, di cui l'uccisione di Matteotti è la tragica testimonianza, a comprendere i processi di brutalizzazione della politica che la guerra aveva avviato. Nell'ambito di un giudizio complessivamente positivo, vi sono tuttavia da muovere al lavoro di Zaghi un paio di rilievi critici: non siamo, ad esempio, d'accordo quando egli nega alcune iniziali simpatie tripliciste di Matteotti, evidenti in alcuni passi, taciuti da Zaghi, delle lettere alla moglie Velia. Così come non ci sembra fondata la sua spiegazione dell'opposizione di Matteotti allo stanziamento da parte del consiglio provinciale di Rovigo di un sussidio alle popolazioni venete riversatesi nella sua provincia sotto l'incalzare della offensiva austriaca del 1916. Si tratta, contrariamente a quanto suggerisce Zaghi, di un'altra significativa prova delle diverse e non tutte lineari motivazioni dell'antimilitarismo di Matteotti, che per appartenere allo schieramento socialriformista mostra un sentimento di condanna della guerra molto più vicino per temi e contenuti a quello delle frange estreme del movimento socialista.


Mauro Canali