SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il ragazzo di Via Panisperna. L'avventurosa vita del fisico Franco Rasetti

Valeria Del Gamba

Torino, Bollati Boringhieri, 167 pp., Euro 19,00 2007

Franco Rasetti è morto a Waremme, in Belgio, il 5 dicembre 2001; coetaneo e amico di Enrico Fermi, aveva compiuto da poco cento anni. Poco noto presso il grande pubblico, quando la stampa lo ricordò ci fu chi si stupì: molti infatti credevano che fosse già morto. Nonostante fosse da anni consolidato il mito dei «ragazzi di Via Panisperna», la sua figura era rimasta in ombra, e non solo rispetto a Fermi, premio Nobel 1938 e leader indiscusso del gruppo romano. Il fatto è che Rasetti non era legato a una vicenda capace di «bucare» la soglia di attenzione dei media: non era scomparso misteriosamente, come Ettore Majorana; non era fuggito in Unione Sovietica, come Bruno Pontecorvo; non aveva vinto il premio Nobel, come Emilio Segrè; non era stato un protagonista della politica scientifica nel dopoguerra, come Edoardo Amaldi. C'era però una cosa che Rasetti non aveva fatto e che poteva attrarre l'attenzione del pubblico: non aveva partecipato alle ricerche per la bomba atomica durante la guerra, e non perché fosse meno capace dei suoi colleghi, ma perché quando glielo avevano offerto aveva detto no. Quel no, nell'anno del centenario di Fermi, risultava clamoroso: e le rievocazioni ci si attaccarono, chiedendosene le ragioni e cucendo su Rasetti un curioso santino di fisico «buono», di «anti-Fermi». A questo santino è fedele il lavoro di Valeria Del Gamba: ed è un peccato, perché sotto altri punti di vista questa biografia ha vari pregi. È ben scritta e di piacevole lettura; è equilibrata nel descrivere l'aspetto personale e umano di Rasetti e la sua vasta attività scientifica (alla quale è dedicato anche un altro lavoro, scritto da C. Buttaro e A. Rossi, recensito in questo volume); rende giustizia al Rasetti paleontologo e naturalista; dà il giusto rilievo al suo lungo sodalizio con Fermi e mette bene in luce il contributo importante da lui dato all'attività del gruppo romano. E però, quando entra nell'ottica del «buon» Rasetti contrapposto agli scienziati accecati dalla passione per la loro disciplina, l'a. non esita a fraintendere alcune parole di Segrè (p. 86) o a semplificare acriticamente una testimonianza di Heisenberg (p. 85); perfino la sobrietà stilistica di Rasetti viene velatamente presentata come prova della freddezza verso Fermi. Ora non c'è dubbio che le ragioni delle scelte professionali di Rasetti, quali che siano state, sono interessanti per gli storici, non solo della scienza. Perciò se si decide di dedicare un capitolo, per quanto breve, all'interpretazione del pacifismo di Rasetti, è necessario affrontare l'argomento senza banalizzarlo e tenendo in considerazione tutti gli elementi disponibili: magari si arriverà alla stessa conclusione, ma con ben altra credibilità. Rasetti è stato assai discreto da vivo: ha limitato al minimo la sua produzione memorialistica, e ha affidato i giudizi più espliciti a materiali che non erano destinati, lui vivo, alla diffusione pubblica. Il rispetto che si deve a questa scelta non è certo la reticenza: ma una discussione seria, questo sì.


Giovanni Paoloni