SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Via San Nicolò 30. Traditori e traditi nella Trieste nazista

Roberto Curci

Bologna, il Mulino, 170 pp., € 15,00 2015

In questo libro il giornalista e scrittore Roberto Curci prende in esame il collabora- zionismo a Trieste durante l’occupazione nazista, un tema poco indagato dalla storiogra- fia. L’a. ricostruisce in dieci capitoli la storia dell’ebreo Mauro Grini, che dal 1944 al 1945 a Trieste, ma non solo, denunciò centinaia di correligionari alle SS, mandandoli così a morte e ottenendo in cambio dai nazisti denaro e protezione per la sua famiglia, imprigio- nata nella Risiera di San Sabba, l’unico campo in Italia con un forno crematorio. Grazie alla libertà narrativa propria dello scrittore, Curci fa ruotare tutto il volume attorno a Via San Nicolò 30, uno stabile di proprietà della Comunità ebraica, dove aveva sede la sartoria di Grini padre, ma dove c’era (e c’è) anche la libreria antiquaria di Um- berto Saba. Con un sapiente stratagemma dunque, anche la figura del tormentato poeta triestino, di origine ebraica, entra nel libro come datore di lavoro delle sorelle Frankel, Margherita e Malvina, entrambe suicide. Un’altra sorella, Lidia, a fine conflitto sposerà Carlo, il fratello di Mauro Grini, che l’aveva denunciata. Da qui la scelta di Curci di raccontare anche dei Frankel, lontani parenti di Saba. Fin dai primi capitoli il lettore viene immerso in un’atmosfera caratterizzata da non detti, ma suggeriti; da illazioni lasciate a metà; da un’accentuazione sul mistero che cir- conda la figura di Grini e la sua morte presunta per mano dei nazisti a fine guerra, ma mai acclarata. La ricostruzione della vita di Mauro Grini si basa sulle testimonianze rilasciate dai sopravvissuti al giudice Serbo durante l’istruttoria per il processo della Risiera del 1976; su documentazione raccolta dall’a. e sulla storiografia esistente. Ne emerge un personag- gio squallido e avido, instabile sul piano psicologico e con problemi con la giustizia già negli anni ’20. Durante l’occupazione tedesca questo «uomo comune» diventò il princi- pale delatore dei suoi correligionari, in una città con una popolazione definita dagli stessi nazisti come una delle più delatrici d’Italia. L’a. con uno stile chiaro e avvincente segue le tracce di Grini a Venezia, Milano e in altre città del Veneto e della Lombardia; dà voce ai perseguitati e tenta di riannodare i fili della storia di Grini con quelli del più vasto col- laborazionismo triestino, che tuttavia rimane un po’ troppo sullo sfondo, affrontato solo nella parte conclusiva del volume. Se da un lato il libro ha il merito di sollevare la questione del collaborazionismo, anche di quello presente in alcune comunità ebraiche; dall’altro vi sono alcuni errori e commenti che andavano evitati. Come ad esempio definire la Risiera un campo di stermi- nio; oppure alludere alla «lamentosità, talora attribuita agli ebrei, e alla quale neppure lui, il Grande Traditore, riusciva evidentemente a sfuggire» (p. 27). Un controllo incrociato delle fonti, infine, gli avrebbe evitato di inserire fra i sopravvissuti i coniugi Zaban con la figlia Wally, visto che l’unica a ritornare fu Marcella (p. 57); mentre il piccolo Luigi Ferri a differenza di quanto sostiene Curci (pp. 88 e 94), sopravvisse ad Auschwitz.


Tullia Catalan