SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Letterati e massa. "L'Idea Liberale" (1891-1906)

Vincenzo Bagnoli

Carocci, Roma 2000

L'irruzione delle masse nel mondo culturale e le conseguenze per il mercato della cultura, per il ruolo del letterato e per le tecniche e strategie comunicative dei ceti colti sono al centro di questo breve studio su una delle testate "minori", ma non affatto insignificante della fine secolo italiana. L'autore, italianista e filologo, delinea l'emergere dell'intellettuale moderno che si sostituisce al letterato ottocentesco in reazione a, e interagendo con, i processi di modernizzazione ed i loro pesanti effetti nel campo culturale. In un primo capitolo, Bagnoli disegna, sullo sfondo della nascita di un'industria culturale e di un profondo cambiamento quantitativo e qualitativo del pubblico, un modello idealtipico del passaggio dal letterato all'intellettuale: spinto da necessità di mercato, da pressioni socio-politiche, da processi di professionalizzazione e dalla volontà di affermarsi come gruppo sociale e corporazione sui generis in funzione di guida all'interno della società, il letterato - attraverso il giornalismo - è costretto a ridefinire il suo rapporto con le masse; rapporto che oscilla tra disprezzo aristocratico-elitista, impegno educativo e seduzione populistica per arrivare alla manipolazione propagandistica propria dell'intellettuale militante nazionalista. La verifica concreta di questo modello, del resto assai noto dagli studi di L. Mangoni, A. Briganti e L. Strappini (studiosa stranamente assente nella bibliografia), è affidata all'analisi della rivista "L'Idea Liberale". Questo settimanale milanese, come giustamente sottolinea l'autore, è ancora troppo poco conosciuto, considerando che non era solo un precursore e modello delle più studiate riviste fiorentine, ma continuava a partecipare al gran dialogo trasversale delle riviste del primo Novecento fino all'affermarsi della "Voce". Trasversale è anche l'analisi di Bagnoli, il quale acutamente ricostruisce un collective discourse esplicito e sotterraneo, polemico e amichevole, che si articolava in una rete intricata e fitta di contributi e testimonianze, spesso contraddittori, affidati a testate diverse, carteggi e pubblicazioni. Questo trasversalismo dell'analisi non è però solo dovuto alle fonti, ma anche segno delle difficoltà di afferrare in maniera convincente il prestabilito "tipo ideale" che infatti nella realtà storica non esiste altrimenti che in forma di uno zigzag intellettuale multipolare ed in una costruzione ex post costretta a frazionare, mescolare e distillare le biografie (a prescindere da pochissimi personaggi veramente emblematici come Enrico Corradini il cui percorso intellettuale corrisponde con solitaria perfezione alla parabola dell'intellettuale militante). Sta proprio lì l'originalità ed il contributo dello studio di Bagnoli: l'aver tentato, in larga misura con successo, di rintracciare concretamente le tappe e le deviazioni di un processo fondamentale per la storia culturale del Novecento come la nascita dell'ideologia dell'intellettuale militante. Che poi accanto alla storia delle idee esistano anche una storia sociale e una storia politica dell'intellettuale non meno intricate della prima, è un altro discorso.


Johannes U. Müller