SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Ministro Scelba

Vincenzo La Russa

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 186, euro16,00 2002

E' abbastanza curioso che in Italia il genere della biografia sia scarsamente frequentato dagli storici. Ancor più curioso il fatto che alcuni personaggi che hanno avuto un ruolo importante, o addirittura centrale, nella storia della repubblica, non abbiano ancora trovato chi ne scrivesse la storia. E' il caso di Mario Scelba, a cui sono stati dedicati alcuni studi su aspetti particolari della sua vicenda politica, ma non un lavoro complessivo, se si eccettua il volume di Giuseppe Carlo Marino (La repubblica della forza, Milano, 1995). Eppure da un decennio sono cominciate ad apparire pubblicazioni di fonti, come il carteggio con don Sturzo o i discorsi parlamentari, per non parlare delle memorie. Presso l'Istituto Sturzo di Roma è stato poi recentemente depositato il suo archivio privato. A dire il vero, anche il volume di La Russa non può considerarsi una biografia esaustiva, ma un tentativo di ripercorrere agilmente la vita di Scelba, sottolineandone alcuni momenti caratteristici, utilizzando con una scioltezza, non consueta tra coloro che non sono storici di professione, bibliografia, carte d'archivio e testimonianze orali. Scelba in vita fu personaggio controverso e non godette mai di buona stampa. A lui, negli anni in cui fu ministro degli Interni nei governi De Gasperi, si rimproverava l'uso delle armi fatto dalla polizia per stroncare manifestazioni e scioperi considerati sovversivi. La Russa sostiene che le direttive del ministro degli Interni sull'ordine pubblico erano, né più né meno, quelle di De Gasperi, che "spesso restava volutamente in ombra rispetto alle iniziative di Scelba" (p. 92). In realtà la fermezza di Scelba era strettamente correlata alla durezza delle manifestazioni organizzate in quegli anni dai social-comunisti. Egli era convinto che questi ultimi intendessero ricorrere alla forza per prendere il potere e si regolò di conseguenza, anche se non risultano sue autorizzazioni all'uso delle armi da parte della forza pubblica. La biografia di La Russa non si limita a questo pur centrale periodo storico. L'autore segue anche lo Scelba giovane allievo di don Sturzo, l'avvocato costretto ai margini della professione per il suo antifascismo, uno dei fondatori della Democrazia Cristiana e, in seguito, il presidente del Consiglio negli anni del ritorno di Trieste all'Italia, il notabile democristiano contrario all'apertura a sinistra, il presidente del Parlamento europeo. La Russa non manca di ripercorrere tutte queste vicende con simpatia umana, ma senza sbandamenti agiografici. L'autore riporta anche il testamento di Scelba, che è un documento interessante per cogliere alcuni aspetti della sua personalità. Dopo aver indicato con estrema precisione cosa avrebbero dovuto fare i familiari dopo la sua morte, Scelba scriveva infatti: "Amerei che fosse dedicata a me la piazza Umberto I, non soltanto per le cariche ricoperte, ma anche per quanto da me fatto per Caltagirone e per la stessa piazza [...]. La piazza fu dedicata a Umberto I quando questi divenne re d'Italia. [...] Non ha fatto nulla per la città di Caltagirone, e non c'è quindi ragione che il suo nome sia tramandato ai posteri, tanto più che fu anche un modesto monarca" (p. 175). Erano le ultime parole di un uomo con la tranquilla coscienza di aver fatto tutto il proprio dovere e che quindi si aspettava qualche riconoscimento postumo, almeno nel suo paese natale.


Alfredo Canavero