SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Vite di lotta armata. Storie di attivismo nella Provisional IRA

Lorenzo Bosi

Roma, Carocci, 102 pp., € 11,00 2017

«Fra il 1969 e il 1972 un elevato numero di donne e uomini, in maggioranza di giovane e giovanissima età, della comunità nazionalista in Nord Irlanda decise di entrare a far parte della PIRA» (p. 33). Quali furono i percorsi che li mobilitarono? Cosa sostenne il loro impegno all’interno dei gruppi armati? E, infine, come e perché sono usciti dalla lotta armata? Basandosi su 25 testimonianze di ex militanti della Pira, il volume di Lorenzo Bosi – scienziato sociale da diversi anni impegnato in ricerche assai interessanti sul nodo movimenti sociali/radicalizzazione/violenza politica – intende dare risposta proprio a queste domande. Dopo aver sinteticamente ricostruito le tappe più rilevanti della storia del conflitto nordirlandese, il libro prende in esame le principali fasi del percorso di vita dei militanti armati della Pira. Per quanto riguarda la prima fase, quella del reclutamento, l’a. individua tre percorsi di mobilitazione: ideologico (caratterizzato dalla presenza nei militanti di una «coscienza contro-egemonica» legata a una socializzazione politica all’interno di famiglie di tradizione repubblicana, cruciali anche per il processo di reclutamento; e dalla convinzione dei militanti di trovarsi in un «contesto politico rivoluzionario» capace di creare le basi per la definitiva insurrezione armata della comunità nazionalista [pp. 38-39, 81]); strumentale (connotato da un reclutamento avvenuto attraverso reti relazionali maturate nel corso delle precedenti esperienze politiche; e da una scelta prettamente «strategica» legata all’idea che, nel nuovo contesto segnato da un sistema di «opportunità chiuse», le precedenti forme di partecipazione politica fossero sempre più ie perché sono usciti dalla lotta armata? Basandosi su 25 testimonianze di ex militanti della Pira, il volume di Lorenzo Bosi – scienziato sociale da diversi anni impegnato in ricerche assai interessanti sul nodo movimenti sociali/radicalizzazione/violenza politica – intende dare risposta proprio a queste domande. Dopo aver sinteticamente ricostruito le tappe più rilevanti della storia del conflitto nordirlandese, il libro prende in esame le principali fasi del percorso di vita dei militanti armati della Pira. Per quanto riguarda la prima fase, quella del reclutamento, l’a. individua tre percorsi di mobilitazione: ideologico (caratterizzato dalla presenza nei militanti di una «coscienza contro-egemonica» legata a una socializzazione politica all’interno di famiglie di tradizione repubblicana, cruciali anche per il processo di reclutamento; e dalla convinzione dei militanti di trovarsi in un «contesto politico rivoluzionario» capace di creare le basi per la definitiva insurrezione armata della comunità nazionalista [pp. 38-39, 81]); strumentale (connotato da un reclutamento avvenuto attraverso reti relazionali maturate nel corso delle precedenti esperienze politiche; e da una scelta prettamente «strategica» legata all’idea che, nel nuovo contesto segnato da un sistema di «opportunità chiuse», le precedenti forme di partecipazione politica fossero sempre più inefficaci [pp. 40-41, 81]); solidaristico (caratterizzato da una scelta della lotta armata non «come strumento dell’agire politico» ma come via per difendere e vendicare la comunità nazionalista nordirlandese, in un contesto di escalation del conflitto [p. 51]). Anche in merito alla seconda fase, quella della militanza, Bosi identifica tre fattori per spiegare il mantenimento dell’impegno: «forti legami fra i militanti»; legami altrettanto forti tra i militanti e le comunità locali di riferimento; «percezione di efficacia nei repertori d’azione utilizzati», fiducia cioè nella «lotta armata» (p. 55). In relazione all’ultima fase, Bosi ritiene infine che nel caso nordirlandese l’«uscita dalla lotta armata» non abbia richiesto ai militanti una «cesura netta» con la loro vita precedente. La «lotta armata» è stata invece messa da parte esclusivamente perché, nel nuovo contesto della metà degli anni ’80, «non era più percepita come lo strumento dell’agire politico capace di raggiungere i propri scopi» (pp. 78, 81). Il libro di Bosi è dunque certamente di notevole interesse. Non solo infatti aggiunge un tassello ulteriore alla conoscenza della storia della Pira, ma fornisce anche spunti davvero rilevanti (si pensi, ad esempio, al suo invito a far interagire il livello micro, quello meso e quello macro) per nuove ricerche sui movimenti sociali e il terrorismo.


Giovanni Mario Ceci