SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La rivoluzione svelata. Una lettura nuova dell'Ottobre 1917

Vittorio Strada

Roma, Liberal edizioni, 166 pp., Euro 18,00 2007

La Rivoluzione russa è stata per molti decenni raccontata secondo i canoni narrativi e interpretativi patrocinati e imposti dai vincitori, cioè dai bolscevichi. Si trattava di un canone che aveva trovato ascolto internazionale nei giorni immediatamente a ridosso dell'Ottobre e che, con la forza di un mito che si imponeva con eccessiva facilità in un'Europa ancora immersa nella Grande guerra, sembrò poter essere messo in discussione soltanto a livello politico. Ancora nel secondo dopoguerra, malgrado fossero più numerosi i documenti e le memorie che criticavano e sfidavano la vulgata bolscevica, era certamente una minoranza quella che conosceva e, ancor più, prendeva sul serio le posizioni assimilabili a quelle dei menscevichi, dei socialisti rivoluzionari, degli anarchici, dei liberali.Già messa profondamente in crisi dalla storiografia internazionale degli anni '70 e '80, la narrazione bolscevica della Rivoluzione russa conosce il suo definitivo tramonto dopo il crollo del Muro di Berlino e del comunismo in URSS, ad opera di una nuova storiografia che può usare per la prima volta una ricchezza documentaria e memorialistica crescente.Il libro di Strada è un racconto parziale ma originale degli otto mesi della Rivoluzione russa compiuto con l'ausilio della narrazione e interpretazione degli sconfitti, degli intellettuali e politici che parteciparono al risveglio rivoluzionario del 1917 ma vennero poi emarginati e brutalmente costretti al silenzio o all'esilio dalla conquista bolscevica del potere. Dal diario del deputato liberale Andrei Singarëv, arrestato nel novembre 1917 e ucciso il 7 gennaio 1918 al libro collettivo Iz glubiny (De profundis), in cui una decina di storici, giuristi e filosofi di cultura democratico-liberale, coordinati da Pëtr Struve, interpretano con pessimismo tragico la vittoria bolscevica e il destino della Rivoluzione russa; dalle due opere storiche sulla rivoluzione di Pavel Miljukov, la prima dedicata al Febbraio ed edita a Sofia nel 1924, la seconda all'Ottobre e pubblicata a Parigi nel 1927, al saggio di Lev Sestov Che cos'è il bolscevismo russo del 1920, pubblicato in Russia solo nel 1991; per finire con I pensieri intempestivi di Gor'kij pubblicati dal marzo 1917 al luglio 1918, quando il suo giornale «Novaja zizn'» venne proibito dai bolscevichi: questi i principali testi attorno a cui, con altri documenti ugualmente significativi, Strada illumina il lettore di una luce insolita, che fa fatica ad attraversare i luoghi comuni e la memoria storica consolidata che si è costruita attorno alla Rivoluzione russa ma permette, in modo semplice ma significativo, di rientrare nell'orizzonte della storia con maggiore conoscenza e lucidità.Le pagine che Strada dedica a Plechanov e Martov, i due diversamente grandi protagonisti del marxismo russo, riprendono il dibattito teorico dell'epoca sulla «inattualità» storica (e socioeconomica) del comunismo, mostrando la lungimiranza di molte delle loro riflessioni e giudizi. Tra esse particolarmente attuale quella che Martov dedica alla pena di morte, per denunciare il decreto del 21 febbraio 1918 con cui Lenin e Trockij legittimavano le condanne senza sanzione giuridica e le fucilazioni di massa.


Marcello Flores