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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli opposti estremismi: organizzazione e linea politica in Lotta Continua e Il Manifesto

Cognome: Lenzi
Nome: Antonio
Dottorato in: Storia dei Partiti e dei Movimenti politici
Istituzione: Università degli Studi di Urbino
Ciclo: XXIII
Anno: 2008
Primo tutore: Anna Tonelli
Secondo tutore: Camillo Brezzi
Co-tutela: Array
Abstract:

Stato della ricerca: Il tema centrale della tesi di dottorato ruota attorno ad un convincimento: la necessità di compiere passi in avanti significativi nell’analisi del regime interno della sinistra extraparlamentare italiana nel periodo tra il 1968 e il 1976. Diversi studi recenti sono riusciti a far progredire la comprensione di un fenomeno così complesso ma, al tempo stesso, si sono concentrati principalmente verso un aspetto che ha caratterizzato queste organizzazioni: la violenza. Se sicuramente tale ambito ha avuto un’importanza decisiva nell’elaborazione della propria strategia politica, è bene evidenziare come il concentrarsi su quest’aspetto porti a sottovalutare i dibattiti interni, le scelte politiche, i processi decisionali operanti dentro queste organizzazioni. Il rischio che si corre è quello di un uso pubblico della storia teso a circoscrivere queste esperienze in una cornice fatta di violenza politica, pressapochismo ideologico, velleitarismo tattico, elementi che, pur presenti, non possono essere eletti come unici tratti caratterizzanti la fisionomia di tali realtà. Pur trattandosi di fonti autorappresentative, grazie all’analisi delle tante carte interne, composte prevalentemente da “materiale grigio”: volantini, ciclostilati ed altro, presenti in diversi istituti di ricerca, è oggi possibile colmare delle lacune presenti nella scarsa storiografia sull’argomento. Ciò ci permette di poter uscire da un’interpretazione per cui la linea politica dei soggetti presi in esame è giudicata come un processo lineare fatto di continuità verso un livello dello scontro sempre più alto. La lettura delle carte interne ci restituisce un panorama molto più articolato fatto di fughe in avanti così come di precipitose marce indietro, di modifiche profonde del proprio agire politico frutto di posizioni divergenti via via presentatesi all’interno dei gruppi dirigenti. Dunque un mondo policefalo che non può essere letto in maniera superficiale solo attraverso lo spoglio sistematico dei giornali, indispensabile ma non più sufficiente, perché incapace, per le necessità politiche del linguaggio e delle lotte, di restituire sulle proprie pagine la complessità delle rispettive organizzazioni. Obiettivi della ricerca: Per cercare, perciò, di superare tutti i limiti di cui abbiamo parlato e valorizzare le novità sopraesposte si è deciso di focalizzare l’attenzione verso due sigle particolarmente significative dell’area autodefinitasi rivoluzionaria: Lotta continua e Il Manifesto. Essi posseggono alcune peculiarità capaci, più di altre, di far emergere molti nodi decisivi per la sinistra extraparlamentare degli anni ’70. Lc nasce grazie all’incontro di culture differenti che trovano un minimo comune denominatore: da una parte vi è la confluenza della maggioranza de il Potere operaio pisano, vicino a posizioni operaiste ed in cui militavano Sofri e Pietrostefani; dall’altra si avvicinano le esperienze più originali del movimento studentesco come Torino, Pisa, Trento, Pavia e la Cattolica di Milano. Queste realtà, intervenendo alla Fiat durante l’autunno caldo, attirano un numero significativo di operai i quali, insieme agli studenti e ai nuovi attori sociali conosciuti attraverso il programma di «Prendiamoci la città», costituiscono l’ossatura militante di Lc. Il Manifesto nasce da un’altra storia dato che Rossanda, Pintor, Natoli, Magri e gli altri vengono da una lunga militanza nel Pci da cui sono radiati nel novembre 1969. Ben presto aggregano attorno a sé militanti composti, in parte da iscritti al Pci che ne escono, e in parte da settori del movimento studentesco non ancora egemonizzati dalle altre forze. Una composizione sociale e delle origini diverse che, in realtà, proprio in ragione di queste caratteristiche, ci permettono di cogliere determinate peculiarità. Se Lc interpreta la costruzione dell’organizzazione e della propria linea politica come un processo in continua evoluzione in forte sintonia con le lotte sviluppatesi nel paese, Il Manifesto invece diventa un soggetto più strutturato, vicino alle formule della tradizione comunista, ma aperto alle novità emergenti dalla società. A questo si aggiungono anche i campi di interesse prioritari che appaiono immediatamente divergenti: Il Manifesto presta grande attenzione all’azione del Pci, agli equilibri istituzionali, alle campagne di opinione, fino a decidere di presentarsi alle elezioni nel 1972 autonomamente; Lotta continua è invece legata alle lotte in fabbrica e nella società, guarda con profonda diffidenza ogni tentazione “istituzionale”, quando si impegna, come con la campagna contro Fanfani, in una battaglia politica “tradizionale”, pur conseguendo un successo, non riesce a capitalizzarne i passi in avanti all’interno della propria struttura. Accanto a queste diversità, però, esistono tratti in comune: entrambe le formazioni si dotano di un quotidiano che, seppur stilisticamente e politicamente differente, dona loro una capacità di propaganda nettamente superiore rispetto alle altre forze extraparlamentari; entrambi saranno costretti nel 1972, anche se per motivi diversi, a riflettere criticamente sulla propria esistenza e a modificare le proprie opzioni politiche; entrambi, a costo di profonde lacerazioni, conosceranno la sconfitta elettorale del 1976 entrando in crisi.

Abstract in inglese:

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