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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Aspetti politici e religiosi della vicenda greco-cattolica ucraina nella Galizia polacca 1919-1939

Cognome: Milani
Nome: Alessandro
Dottorato in: Storia Sociale Europea
Istituzione: Università Ca' Foscari, Venezia
Facoltà: Lettere e Filosofia
Ciclo: XXIV
Primo tutore: Giovanni Vian
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Abstract:

La tesi mira a rendere la condizione della comunità greco-cattolica ucraina nella Polonia interbellica. Perché la Galizia e perché la Chiesa? Dalla Seconda Spartizione della Polonia (1772), la regione, mista in quanto abitata da polacchi ed ucraini (all’epoca definiti ruteni) venne incamerata dall’Impero d’Austria e tale rimase fino al 1918. La tollerante politica delle nazionalità di Vienna faceva della Galizia un faro di libertà tanto per gli altri polacchi, dominati da russi e prussiani, che per il resto dei ruteni, che vivevano sotto il tallone degli zar. Nella logica del divide et impera gli Asburgo, mantenendo tutte le istituzioni culturali polacche, avevano simmetricamente implementato o creato ex novo quelle rutene. A differenza dei polacchi, i ruteni mancavano di un’elite in grado di tramandare una coscienza nazionale perché troppo remota era stata l’esperienza statuale, mentre la dominazione polacca sulla regione si era protratta per secoli, producendo un’assimilazione quasi totale della cultura rutena. Tratto distintivo restava l’utilizzo del vernacolo ruteno e nell’appartenenza al cattolicesimo di rito bizantino, a sua volta massicciamente latinizzato per via delle intromissioni del clero polacco. L’avvento degli Asburgo avrebbe condotto ad una netta separazione tra le due Chiese cattoliche, anche per via dell’inquadramento delle diocesi bizantine in un’apposita provincia ecclesiastica eretta in Chiesa greco-cattolica sui iuris. Dalla seconda metà del XIX secolo, le due Chiese, uniche organizzazioni diffuse sul territorio, avrebbero fatto da levatrici al nazionalismo di massa, pur con modalità differenti. Nel caso ruteno, veicolando una mitopoiesi patria in cui si legavano l’esperienza cosacca ai sentimenti filo-asburgici (l’anniversario dell’abolizione della corvée decisa dall’Imperatore d’Austria era la ricorrenza principale) al diffuso sentire antipolacco, che, col volgere del secolo avrebbe completamente soppiantato i sensi di fedeltà verso la duplice monarchia. Nel caso polacco, la Chiesa latina cercava di riavvicinare la nobiltà, depositaria della memoria patria al popolo, che per contro riteneva i nobili responsabili in solido della distruzione dello Stato polacco. Entrambi i tentativi ebbero successo e la riprova più eclatante fu la guerra civile che seguì la prima guerra mondiale, combattuta da polacchi ed ucraini per il possesso della Galizia. La vittoria dei polacchi permise a Varsavia di incamerare la regione, malgrado la Società delle Nazioni ne avesse demandato le sorti ad un referendum popolare che non si sarebbe mai tenuto. Il ventennio che la tesi descrive, fu la prosecuzione della guerra civile anche con altri mezzi, con lo Stato polacco che, dopo aver drasticamente limitato l’utilizzo dell’ucraino nella sfera pubblica, cercava di conculcare le libertà della Chiesa greco- cattolica perché ne temeva la popolarità e l’impronta identitaria. Una volta determinato il contesto storico e politico, la tesi affronta le problematiche che opponevano lo Stato alla Chiesa greco- cattolica, i rapporti tra quest’ultima e la Chiesa latina in Polonia e le relazioni di entrambe con la Santa Sede tramite i nunzi a Varsavia. Il primo di questi fu Achille Ratti, che dopo una breve esperienza da cardinale-arcivescovo di Milano sarebbe assurto al soglio di Pietro. Il fatto che il (ri)fondatore della nunziatura fosse diventato papa poco dopo la cessazione dell’incarico è di capitale importanza, perché il suo magistero nei confronti della Polonia avrebbe risentito dell’esperienza recentemente pregressa. In tal senso, è fondamentale il Concordato del 1925, punto d’arrivo d’un progetto cui il Ratti aveva lavorato sin dal suo insediamento a Varsavia e dei cui sviluppi si sarebbe sempre tenuto informato da pontefice. Il Concordato interessa nei suoi aspetti generali, perché consolida il ruolo della Polonia quale argine al dilagare del comunismo e ufficiosamente sigilla lo status quo in Galizia. Dal 1925 infatti la Società delle Nazioni non reclamerà più il referendum che pure, secondo gli auspici, si sarebbe dovuto tenere l’anno successivo. Il testo concordatario è fondamentale per le clausole che riguardano lo svolgimento della vita della Chiesa cattolica ed in particolar modo per quanto attiene alle disposizioni relative ai riti differenti da quello latino. In questo senso, si indaga quale fosse la rispondenza del Concordato ai desiderata della gerarchia greco- cattolica, consultata in fase di redazione. Specularmente e se, successivamente, lo Stato polacco si attenne al rispetto delle clausole inerenti alla Chiesa greco- cattolica dopo il 1926. Si osserva in particolar modo il periodo della Sanacja di Piłsudski. La ricerca è innovativa perchè la storiografia italiana non si è esercitata su queste tematiche, che peraltro iniziano ad essere studiate appena ora in Polonia ed Ucraina, mentre i centri di ricerca anglosassoni, i piu’ avanzati nel settore, non hanno mai trattato le presenti vicende come argomento a sé, ma questo perchè mancavano alcune fonti primarie come quelle della Nunziatura a Varsavia post-Benedetto XV. Attesa l’aporia di fonti bibliografiche, si è deciso di ricostruire il contesto mediante fonti archivistiche provenienti dall’Archivio Segreto Vaticano, ove sono stati consultati rispettivamente l’Archivio Ratti nunzio apostolico a Varsavia 1918-1921 riordinato nel 1988 da mons. Ottavio Cavalleri, l’Archivio della Nunziatura Apostolica di Varsavia, consultabile dal 2006 e non ancora riordinato e l’Archivio della Congregazione degli Affari Straordinari, contenente le bozze del Concordato e la sua redazione definitiva. Sempre a Roma, è stato consultato l’Archivio della Congregazione delle Chiese Orientali. A Ginevra invece viene consultato l’Archivio della Società delle Nazioni per gli aspetti relativi alle vicende di politica internazionale.

Abstract in inglese:

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