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Juventus. Storia di una passione italiana

Aldo Agosti, Giovanni De Lun
Milano, Utet, 367 pp., € 20,00

Anno di pubblicazione: 2019

Il volume è una storia non solo della Juventus, ma di Torino e dell’Italia viste da una particolare ottica. La Juventus tocca tre secoli (nasce nel 1897), attraversa l’Italia liberale (dalla crisi di fine secolo al crollo), il fascismo e la Repubblica essendone, per diversi aspetti, una fedele rappresentazione. Approfondire la storia della «vecchia signora» significa insomma oltrepassare la storia sportiva e affrontare la più generale storia economica e sociale, culturale, politico-istituzionale e perfino militare. Il nucleo della narrazione è Torino, insieme interventista e pacifista, conservatrice e rivoluzionaria, sabauda e repubblicana, fascista e antifascista, che dà lavoro agli immigrati meridionali senza, in realtà, mostrarsi inclusiva. Il rapporto Juventus-Fiat-Agnelli (iniziato nel 1923 e durato fino a oggi, con una parentesi nel 1935-1943) indica appieno la commistione tra sport, economia (con particolare riferimento alla funzione di traino della grande fabbrica fordista fino agli anni ’70), politica e società. Gli aa. affrontano con rigoroso metodo scientifico e senza fazio- sità le molte sfaccettature, anche quelle più controverse, di una vicenda appassionante e divisiva, come forse solo lo sport (soprattutto il calcio, indipendentemente dall’estrazione sociale e dalle convinzioni politiche) può essere.
Il libro, strutturato in 9 capitoli con 36 fotografie e un epilogo sulla serie degli ultimi 8 scudetti, descrive i momenti più alti della storia juventina (dai successi del 1931-1935 agli anni di Lippi, passando per l’era Trapattoni) e quelli più drammatici (la terribile notte dell’Heysel del 1985 e la morte di Scirea, una bandiera, nel 1989), considerando il peso del tifo organizzato. Sono molti i calciatori citati in rapporto ai cicli vincenti, senza dimenticare la maledizione della Coppa dei Campioni, e i ruoli dirigenziali e tecnici esercitati dopo l’addio al calcio giocato: da Boniperti e Parola a Bettega e Zoff. La lunga lista di campioni (tra cui Sivori, Charles, Platini, Baggio, Del Piero, Zidane, Nedved, Buffon) è inversamente proporzionale ai successi internazionali conseguiti dagli anni ’70 e lontani da quelli di Inter e Milan, meno forti e continue in Italia ma vincenti all’estero fin dagli anni ’60. Sullo scandalo che, nel 2006, tolse due scudetti alla Juventus e la portò in serie B, gli aa. mantengono una posizione equilibrata. Rilevano sia le responsabilità nella malsana gestione del potere, sia la disparità di trattamento tra i dirigenti juventini e gli altri, con la mancata «rifondazione etica del calcio». Calciopoli ha alimentato polemiche infinite offuscando in gran parte lo «stile Juventus», poco praticato dall’avvento del «neocalcio» connesso con la sopravvenuta «dittatura delle televisioni». La Juventus ha fornito più giocatori di ogni altro club alla nazionale, unico terreno di vera complicità tra le tifoserie. Tutti si possono riconoscere nell’urlo di Tardelli che, nella finale del 1982, segna alla Germania e consegna all’Italia il mondiale più bello al quale, pervasi da una struggente nostalgia, ancor oggi si guarda con un pizzico dell’unico nazionalismo innocente, quello sportivo.

Andrea Ricciardi