A 50 anni dalla guerra dei Sei giorni: Israele e il Medio Oriente oggi
Coordina Celeste Vichi. Introduce Valentino Baldacci. Partecipano Daniele Capezzone, Luigi Compagna, Andrea Romano.
Coordina Celeste Vichi. Introduce Valentino Baldacci. Partecipano Daniele Capezzone, Luigi Compagna, Andrea Romano.
Il dolore, la rabbia, il riso. La Grande Guerra cantata dal Coro Sabatoincanto, diretto da Patrizia Nasini.
Sabato 3 febbraio, alle ore 11.30, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via Michelangelo Caetani, 32 - Roma), il coro Sabatoincanto, una delle formazioni musicali del Circolo Gianni Bosio, presenta, nella ricorrenza del centenario del 1918, ultimo anno del primo conflitto mondiale, una scelta di brani che raccontano diversi eventi e scenari di guerra. La Grande Guerra ha agito da moltiplicatore di esperienze in tutti i campi, anche in quello musicale, diffondendo e contaminando i diversi filoni della tradizione italiana: il canto popolare, il café-chantant e la canzone napoletana, il canto militare e patriottico di derivazione risorgimentale. I brani che saranno eseguiti sono rappresentativi di questo intreccio di differenti registri musicali:
La ragazza neutrale (1914, Giovanni Corvetto - Colombino Arona)
Ninna della guerra (1914, Trilussa)
Sento il fischio del vapore (1914, Anonimo)
Fuoco e mitragliatrici (1916, Anonimo)
Gorizia addolorata (1916, Anonimo)
E più non canto (s.d., Anonimo)
Il general Cadorna (1916, Anonimo)
Addio Venezia addio (El diciaoto novembre) (1917, Anonimo)
E anche al mi’ marito (1917-1918, Anonimo)
Sui monti Scarpazi (1917-1918, Anonimo)
Regazzine vi prego ascoltare (1917-1918, Anonimo)
Dove sei stato mio bell’alpino (s.d., Anonimo)
O’ surdato ‘nnamurato (1915, Aniello Califano – Enrico Cannio)
Conferenza di Massimo De Giuseppe (Università IULM) in occasione della mostra "Frida Kahlo. Oltre il mito e Il sogno degli antenti".
Dalle calaveras di José Guadalupe Posadas durante la stagione porfiriana, ai murales pedagogici che segnarono la stagione postrivoluzionaria; dal cinema popolare del Indio Fernández agli esperimenti di realtà virtuale di Alejandro González Iñárritu di inizio XXI secolo: l'arte messicana contemporanea si è sempre intrecciata ad una profonda trasversalità sociale e politica, sullo sfondo delle trasformazioni di un paese costantemente sospeso tra nord e centro-America. L'incontro tratteggerà un percorso attraverso tempi e mondi del Messico novecentesco, utilizzando la questione indigena nel suo collocarsi tra arte, società e politica come filo conduttore per avvicinarsi alle profondità e contraddizioni di un paese incredibilmente pluriculturale.
Proiezione del documentario di Monica Uriel. Con l'autrice parteciperanno Alfonso Botti e Andrea Torre
Rafael Erdreich, Ministro-Consigliere d'Ambasciata, parlerà delle componenti che fanno di Israele uno degli Stati più avanzati sotto il profilo della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica. Erdreich parlerà anche delle caratteristiche del sistema universitario israeliano e di quelle dell'esercito.
La conferenza, promosa dall'Associazione Italia-Israele di Firenze con la collaborazione della Fondazione Spadolini Nuova Antologia e dell'Ambasciata d'Israele a Roma, sarà introdotta, dopo il saluto di Cosimo Ceccuti, da Valentino Baldacci.
Conversazione in tema di memoria, identità e patrimonio culturale con Matteo Morandi e Arianna Arisi Rota (Università degli Studi di Pavia) presso l'Ambasciata d'Italia a Sofia.
Proiezione docufilm. Intervengono Paolo Bolognesi, Benedetta Tobagi, Cinzia Venturoli
PREMIO NAZIONALE DI STORIA CONTEMPORANEA FRIULI STORIA
Cerimonia di premiazione della V edizione
VENERDÌ 5 OTTOBRE 2018
ORE 18.00
Sala Ajace, palazzo D’Aronco, Udine
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Info: segreteria@friulistoria.it
Introduce: Omar Monestier, Direttore del Messaggero Veneto
Saluto del Sindaco di Udine, Pietro Fontanini
Presentazione dei finalisti a cura della Redazione del Messaggero Veneto scuola.
Letture di Giovanni Nistri
Emanuele Ertola, In terra d’Africa. Gli italiani che colonizzarono l’impero (Laterza)
Marco Mondini, Il Capo. La Grande Guerra del generale Luigi Cadorna (Il Mulino)
Marco Monte, La grande carestia del 1813-1817 in Friuli. L’ultima grande crisi di sussistenza del mondo occidentale (Gaspari)
Consegnano il premio: Giulio Giustiniani (Presidente dell’Associazione Friuli Storia) e Tommaso Piffer (Presidente della giuria scientifica)
Dal 23al 27 ottobre l'Università degli Studi di Milano ospita la mostra Quando infuriava il rock. Il ‘68 all’est. Dissenso e controcultura, a cura di Carla Tonini, docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Bologna, progetto grafico di Martino Gasparini.
La mostra offre al pubblico italiano un quadro inedito della realtà dell’opposizione culturale nell’Europa dell’Est e delle forme da essa assunte negli anni '60.
Nel 1968 l’URSS e alcuni paesi dell’ex Blocco sovietico furono scossi da eventi drammatici come la primavera di Praga e le proteste studentesche in Polonia e in Jugoslavia. Il '68 non fu solo un anno di repressioni, propaganda aggressiva e violente proteste, ma divenne l’apice di una vivace controcultura di cui furono protagonisti gruppi dissidenti e pacifisti e movimenti artistici e musicali, che ebbero diffusione anche in stati in cui il controllo e la repressione del dissenso politico erano particolarmente efficaci. Gli influssi occidentali si fusero con le tradizioni dei singoli paesi, dando vita a esperimenti innovativi.
La mostra presenta immagini e documenti che illustrano gli eventi salienti della scena politica e culturale est-europea nel 1968 e negli anni immediatamente successivi.
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Ritratti di Città: Latina 1968, 50 anni dopo. Una conversazione con il prof. Emilio Franzina, dell'Università di Verona, e il dott. Oscar Gaspari, dell'Università LUMSA di Roma. Promosso dall'Ordine degli Architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Latina, in occasione del 86° anniversario della fondazione della città.
Verrà proiettata la puntata della serie RAI Ritratti di città, trasmessa il 28 febbraio 1968, dedicata a Latina “la città più giovane d'Italia”.
Nel 1968 Latina aveva 36 anni. Nel programma viene definita la città dei record: per la bonifica, la vita dopo la guerra, gli investimenti stranieri, lo sviluppo industriale che scalza la produzione agricola, la coltura idroponica, i vigneti impiantati dai profughi italiani provenienti dalla Sicilia e dalla Tunisia.