Formare alle professioni. I saperi della cascina
Seminario a cura di Egle Becchi, Monica Ferrari, Gianpiero Fumi, Matteo Morandi
Seminario a cura di Egle Becchi, Monica Ferrari, Gianpiero Fumi, Matteo Morandi
In occasione della commemorazione dello scoppio della prima guerra mondiale e, parallelamente, in occasione del centenario dell’intervento dell’Italia nel conflitto, in questi mesi vengono organizzate e promosse iniziative per lo più incentrate sull’analisi delle relazioni diplomatiche e politiche internazionali, sull’impatto che ha avuto la guerra sulla società civile, sulle modalità attraverso le quali la memoria collettiva rielabora la tragedia della guerra. Poca o nessuna attenzione viene riservata all’esame dei rapporti economici e soprattutto dei progetti di investimento (realizzatisi o meno) che, a cavallo dello scoppio della guerra, si attivarono tra l'Italia e i paesi dell’Europa sud-orientale. Questi ultimi, peraltro, erano da tempo oggetto di interesse da parte di forze imprenditoriali e istituti finanziari italiani come aree di espansione economica. Personaggi come Otto Joel, Giuseppe Volpi, Rolando Ricci e altri guardarono all’ottenimento di appalti per la costruzione di porti e ferrovie e di concessioni minerarie in Montenegro, Albania, Turchia. Le regioni della fascia adriatica della Penisola mostrarono un particolare interesse verso investimenti produttivi e finanziari, nonché nell’espansione dei collegamenti ferroviari verso l’area orientale del continente europeo.
Iniziative del genere e altre ancora furono il segnale di una volontà delle forze economiche e imprenditoriali più attive dell’Italia adriatica (Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Puglia) di stabilire un controllo di tipo imperialistico sulle economie dei paesi balcanici, entrando in diretta concorrenza con i loro omologhi austriaci e tedeschi. La guerra mondiale fu un’occasione anche per provare a immaginare un’estensione degli interessi produttivi e finanziari di questi soggetti nei territori dell’Europa sud-orientale. Tali progetti nella maggior parte dei casi non riuscirono a trovare un riscontro e tuttavia sono la cartina di tornasole di uno slancio imperialistico, benché abortito, da parte delle regioni adriatiche verso le aree sopra citate.
Giovedì 21 maggio, alle 17.00, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, si presenta il volume di Gianluca Cinelli Prigionieri nei lager di Stalin e di Hitler. L'esperienza del totalitarismo nella memorialistica italiana e tedesca (Primalpe, 2014).
Intervengono: Maria Ferretti, Anna Iuso
Coordina: Lauro Rossi
Il volume ricostruisce il modo in cui, in Italia e in Germania, la memorialistica contribuì alla ricostruzione democratica dei due paesi e a rifondare il rapporto fra i reduci e la società, un tentativo spesso fallito o sfruttato per speculazioni politiche. Nelle memorie, la prigionia in Russia e l'internamento in Germania sono spesso presentati come "laboratori" di democrazia e di maturazione etica e politica, nonostante lo shock della violenza subita nei Lager. La prigionia viene quindi come un'esperienza caratterizzata da contraddizioni e conflitti di coscienza, che restituiscono lo spessore umano e la passione etica con cui tanti uomini riuscirono a riappropriarsi della libertà, paradossalmente, solo quando ne furono privati. Il confronto tra la memorialistica italiana e quella tedesca, pressoché sconosciuta in Italia, riporta all'attualità la riflessione sul passato del secondo conflitto mondiale in chiave europea.
La presentazione di Prigionieri nei Lager di Stalin e Hitler conclude il primo ciclo di incontri Scritture di guerra, sulla memorialistica delle guerre mondiali: gli appuntamenti precedent, il 7 e il 14 maggio, sono stati dedicati, rispettivamente, al volume Avanti sempre di Nicola Maranesi, che ha scandagliato i diari, le memorie e gli epistolari conservati nel fondo inedito «Guerra mondiale 1914-18» dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, e al racconto autobiografico di Eugenio Armati, Aride zolle.
Gianluca Cinelli, dottore di ricerca in italianistica, già ricercatore post-doc della Fondazione Alexander von Humboldt presso l'università di Francoforte, è autore di diverse monografie fra cui Nuto Revelli (2011) e Ermeneutica e scrittura autobiografica (2008) e collabora con l'Istituto Storico della Resistenza di Cuneo. Ha pubblicato articoli su Primo Levi, Mario Rigoni Stern, Nuto Revelli e Alessandro Manzoni, nonché sulla memorialistica italiana e tedesca delle due guerre mondiali. Fra i suoi recenti lavori figurano La questione del male in Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni (2015) e gli atti del convegno cuneese La memorialistica di prigionia dei militari italiani nella Seconda Guerra Mondiale, apparso nel 2012 su Il presente e la storia n. 84.
Giovedì 21 maggio 2015 alle 17.00 il Centro di Ateneo per la Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea ed il DiSSGeA organizzano la presentazione del volume di Matteo Millan Squadrismo e squadristi nella dittatura fascista, Viella, Roma, 2014. Ne discuteranno con l'autore Richard Bosworth (Oxford) e Giulia Albanese (Università di Padova). Introduce e coordina Carlo Fumian (Università di Padova).
Tutta la storia del Piemonte e di Torino è caratterizzata da dinamiche europee e internazionali. Obiettivo del convegno è presentare le organizzazioni internazionali che hanno sede in Piemonte, con le quali il Consiglio regionale collabora stabilmente al fine di valorizzarne la presenza sul territorio e creare opportunità di sviluppo e di crescita a livello locale. Il convegno trae spunto dal volume a cura di Dora Marucco e Cristina Accornero, Torino città internazionale, Storia di una vocazione europea, Donzelli editore 2012. Per gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti la partecipazione al convegno è valida per l’acquisizione di 4 crediti formativi con iscrizione online sulla piattaforma Sigef.
Venerdì 22 maggio, alle 17.00, presso la biblioteca di storia moderna e contemporanea, si terrà la tavola rotonda: Genere e Storia: un laboratorio internazionale di ricerca, a partire dal volume Nuove frontiere per la storia di genere, Atti del V congresso nazionale della Società italiana delle storiche, a cura di a cura di M.R. Pelizzari e L. Guidi.
Partecipano: AdalGiso Amendola, Angiolina Arru, Simona Feci, Alessandra Gissi
Coordina: Isabelle Chabot
La categoria di frontiera, al centro di questi volumi, che hanno origine dal V Congresso della Società Italiana delle Storiche, allude all’attraversamento di confini attuato dalla Storia di genere: i confini tra discipline, tra privato e pubblico, tra Occidente e altre aree del mondo, sono indagati da ricercatrici e ricercatori di varie generazioni che si confrontano in un’ottica non più limitata ai soli soggetti femminili ma aperta alla Men’s History e agli studi LGBTQ.
Indice:
TOMO I
Parte I. Genere e politica
I.A partire da Nicole Loraux: il femminile tra hybris e nomos
II. Gender and Politics in Early Modern Europe
III.Identità e percorsi di donne nella sfera pubblico-politica del lungo Ottocento lombardo
IV. Che “genere” di nazione?
V. Modelli di genere e iniziativa femminile nella costruzione dell’Italia unita
VI. L’ampiezza di un margine. Genere, cittadinanza e politica nell’Italia repubblicana
VII. Il fare politica e il fare società delle donne negli anni Settanta: voci, esperienze, lotte
VIII. Il protagonismo delle donne nell’America Latina del Novecento
IX. Le sfide del nuovo millennio in Nord Africa e Medio Oriente: gender, dinamiche socio-culturali, processi di trasformazione politica ed economica
X. Impegno e militanza femminile tra le due rive del Mediterraneo: il caso della Tunisia
XI. Donne israeliane e palestinesi fra critica, protesta e rappresentazioni
XII. La rappresentazione del femminile nei piani e programmi d’azione europei per le pari opportunità e la non discriminazione
Indice dei nomi
TOMO II
Parte II.Spazi e ruoli
I.Archeologia delle differenze
II. Possedere, gestire, governare: capacità patrimoniale e potere femminile nei secoli IX e X
III. Ruoli e funzioni delle donne nelle minoranze dal Medioevo all’età contemporanea
IV. Concealed faith or double identity? “Marranism” in the 19th and 20th centuries
V. Culture e pratiche femminili tra lavoro e sindacato
VI. Genere e migrazioni nell’Italia del Novecento
VII. Vita quotidiana e cultura materiale nell’Italia del dopoguerra
VIII. Gli spazi delle donne nella criminalità organizzata meridionale tra XIX e XXI secolo: ruoli, pratiche, identità
Indice dei nomi
TOMO III
Parte III. Immaginari e linguaggi
I. Educazione dell’élite femminile: cultura delle donne, cultura per le donne tra tardo Medioevo e prima età moderna
II. La memoria sovversiva: tracce e trame di vita affettiva
III. Ritratti femminili nella Storia
IV. Individui e sentimenti. Alcuni case studies tra Otto e Novecento
V. Il genere del pubblico: questioni per una storia della ricezione femminile nelle arti della scena
VI. Immaginari corporei e rappresentazioni di genere tra danza, scrittura e società
VII. La storia delle donne nella storia del cinema: le pioniere italiane
Parte IV.Il corpo: discorsi e pratiche
I. Corpo e gender. Una nuova lettura della storia sociale e culturale
II. Il genere della violenza. Linguaggi e rappresentazioni
III. Corpo tra libertà e controllo pubblico nelle società contemporanee. Uno spazio di confronto per il pensiero femminista
IV. Comportamenti sessuali nell’Italia unita
V. Linee per una storia del movimento delle lesbiche in Italia
VI. Medicina delle donne, medicina per le donne dall’età moderna all’Ottocento
VII. Curare al femminile: idee scientifiche e pratiche tra pubblico e privato (XIX-XX sec.)
VIII. Medicalizzazione della maternità
IX. Questioni di cittadinanza tra etica, bioetica e diritto
Indice dei nomi
Profili delle Autrici e degli Autori
Nota sulle Curatrici
Laura Guidi insegna Storia contemporanea e Storia di genere all’Università di Napoli “Federico II”. Ha pubblicato numerosi saggi e volumi su temi di storia sociale e culturale del XIX e XX secolo. È socia fondatrice della Società Italiana delle Storiche.
Maria Rosaria Pelizzari insegna Storia contemporanea all’Università di Salerno, dove è delegata del Rettore per le Pari Opportunità. Si interessa di Storia sociale e di Gender Studies, in particolare della storia della violenza contro le donne e i minori tra XIX e XX secolo.
La S. V. è invitata all’inaugurazione della mostra
L’arte ferita. Salvaguardia, danni e restituzioni nel periodo della Grande Guerra
organizzata dal Comune di Padova e dal Comitato d'Ateneo dell'Università di Padova per il centenario della Grande Guerra
Due lezioni di Mario Isnenghi e un concerto chiudono il ciclo di conferenze che l'Università di Verona ha organizzato per il Centenario della Grande Guerra
Lunedì 25 maggio 2015, alle ore 17.00, in collaborazione con l’Istituto storico germanico di Roma, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - Via Michelangelo Caetani 32, Roma), verrà presentato il volume 1914-1918. La Grande Guerra di Oliver Janz, Einaudi, 2014. Ne parlano con l’autore: Martin Baumeister, Nicola Labanca. Coordina: Rosanna De Longis.
La Grande Guerra non fu soltanto il primo conflitto «totale» - capace, cioè, di coinvolgere e mobilitare ogni forza sociale ed enormi risorse economiche -, ma anche la prima guerra realmente globale nella storia del mondo. Essa rappresentò non solo per l'Europa, ma anche per molti paesi extraeuropei la «catastrofe originaria del XX secolo». Prima di allora mai nessun evento aveva cambiato la vita di così tante persone in tutti i continenti. La prima guerra mondiale dimostra quanto il mondo e il sistema di potere internazionale fossero globalizzati già nel 1914. Un disastro su vasta scala che, a partire dai Balcani, influenzò in maniera diretta sia i sistemi produttivi e finanziari sia l'assetto sociale e politico dei paesi che presero attivamente parte al conflitto, dall'Europa e le sue colonie fino ai molti Stati extraeuropei. Ed è proprio a partire da questo punto di vista globale che Oliver Janz analizza gli eventi e le conseguenze di lungo periodo del conflitto. Storia politica, economica, militare e sociale - dai movimenti delle masse e degli eserciti alla vita quotidiana delle popolazioni -, raccontata avvalendosi dei più recenti apporti della ricerca storiografica: un saggio innovativo che unisce al rigore della ricostruzione storica una prospettiva originale e ricca di sfaccettature.
Oliver Janz è professore di storia contemporanea alla Freie Universität di Berlino. Ha pubblicato numerosi libri e saggi dedicati alla storia della Germania e dell'Europa, tra i quali ricordiamo: Bürger besonderer Art. Evangelische Pfarrer in Preußen (1994), Centralismo tra otto e novecento (1997), Transnationale Geschichte (2006), Das symbolische Kapital der Trauer (2009), Dolce Vita? Italienische Migranten in Deutschland (2011); Gender History in a Transnational Perspective (2014). Dirige numerosi progetti internazionali sulla prima guerra mondiale, tra cui l'innovativa «1914-1918-online. International Encyclopedia of the First World War» (www.1914-1918-online.net).
Martedì 26 maggio 2015
Massimo L. Salvadori
Edoardo Tortarolo
Piergiorgio Zunino
presentano
Caro Chabod
La storia, la politica, gli affetti (1925-1960) , a cura di Margherita Angelini e Davide Grippa
Carocci, Roma 2014
Saranno presenti i curatori