Al via giovedĂŹ 4 aprile presso la Casa del Cinema, la prima edizione di Albania, si gira!â rassegna di cinema albanese prodotto dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. In programma alcuni dei film che ne hanno fatto la storia, pellicole (35 mm) dellâArchivio Centrale di Stato del Cinema dâAlbaniaper la prima volta proiettate fuori dai confini nazionali e tradotte per lâoccasione in italiano.
Il festival, ad ingresso gratuito, ospiterĂ quotidianamente esponenti del mondo cinefilo albanese e italiano â registi, musicisti, sceneggiatori â oltre ai contributi di storici dellâAISSECO (Associazione Italiana Studi di Storia dellâEuropa Centrale e Orientale) che ci guideranno in una doppia esplorazione: da un lato come la cinematografia albanese abbia riflesso e in parte forgiato lâidentitĂ storica e sociale del paese, dallâaltro il modo in cui si sono articolate le relazioni tra albanesi ed italiani.
LâItalia ha infatti avuto un ruolo importante nelle vicende storiche degli albanesi, i quali di riflesso hanno sempre mostrato una particolare attenzione al âbel paeseâ, esprimendola coralmente e artisticamente attraverso il cinema. A cominciare dal film dâesordio della rassegna, âGenerale Grammofono/Gjeneral Gramafoniâ (1978), regia di Viktor Gjika, pluripremiato nei Balcani, in cui il protagonista Halit Berati â virtuoso clarinettista â viene invitato da un impresario italiano a incidere i suoi brani per grammofono. Lâobbiettivo del festival è di confrontarsi con le caratteristiche ambivalenti e contraddittorie che lââitalianoâ di volta in volta ha assunto nella narrazione filmica albanese, durante e dopo la coercizione dei regimi.
Il pensiero dominante ritiene che nel periodo comunista gli italiani fossero dipinti dagli albanesi come nemici e fautori di una politica imperialista, ma che interiormente la maggior parte del popolo albanese considerasse lâItalia come un luogo dove ricercare la possibilitĂ di una vita migliore, e piĂš in generale il luogo di contatto piĂš prossimo allâOccidente. Nel film âLindje Perendim Lindje/ Est Ovest Estâ (2009), regia di Gjergj Xhuvani, il viaggio verso lâOvest costituisce un fatto eccezionale e i cinque ciclisti designati a rappresentare lâAlbania al tour de France, si preparano con grande trepidazione a godere del privilegio. Tuttavia a Trieste apprendono la notizia che in Albania il regime è caduto e il paese è in rivolta. Soli e sfiduciati, abbandonati al loro destino dai funzionari dellâambasciata, decidono di affrontare in bicicletta il difficile ritorno in patria.
Il recondito âItalian Dreamâ avrebbe eventualmente trovato sfogo subito dopo il crollo della dittatura quando molti albanesi intrapresero dei viaggi pericolosi e spesso spettacolari verso le coste italiane. In âLettere al ventoâ (2003) del celebre regista Edmund Budina, un padre â Niko â ex Segretario del partito Comunista, parte dallâ Albania per scoprire il destino di suo figlio Mikel emigrato in Italia.
Gli autori albanesi spesso hanno dato vita a personaggi che suscitano nello spettatore diverse tonalitĂ emotive: il disprezzo e la derisione, ma anche la compassione e lâempatia. Indipendentemente dai singoli eventi storici che possono aver condizionato le loro relazioni, vi è una costante che ritorna nei film albanesi, ovvero il reciproco rapporto di prossimitĂ , geografico, culturale, emotivo. âCaro Nemico/I dashur armikâ, premiato come Miglior Sceneggiatura Europea al Sundance Film Festivaldel 2004, ancora a firma di Gjergj Xhuvani, è ambientato nel settembre 1943, quando lâItalia fascista si arrende. In seguito alla disordinata smobilitazione, un partigiano, un collaborazionista albanese, un soldato italiano ferito, un ebreo, un ufficiale tedesco e una nonna con i suoi nipoti trovano rifugio presso Harun, un piccolo commerciante. La casa si trasforma in una vera a propria torre di Babele.
I film per la cultura albanese rappresentano anche un vero e proprio tesoro antropologico, poichĂŠ attraverso le riprese sono state immortalati suoni e musiche, modi di parlare ed espressioni, atteggiamenti, costumi, arredi, paesaggi urbani e rurali, storie popolari, attivitĂ e mestieri, che si sono trasformati o che sono addirittura svaniti. Si rivolge lo sguardo alle tradizioni del passato, attraverso i film, anche per cercare le discontinuitĂ â o imprevedibili affinitĂ â col tempo presente.
Il festival del cinema albanese âAlbania, si gira! LâItalia e gli italiani nella cinematografia albanese durante e dopo il comunismoâ è un progetto:
â ideato da Fabio Bego, da CulturalPro  e sotto la direzione artistica di Nensi Bego;
â organizzato in collaborazione con: il Ministero della Cultura Albanese, lâAmbasciata della Repubblica dâAlbania in Italia, lâArchivio Centrale di Stato del Cinema dâAlbania;
â con lâendorsement accademico dellâAssociazione Italiana Studi di Storia dellâEuropa Centrale e Orientale;
â e il patrocinio dellâAssociazione Integra Onlus.