Il risveglio della democrazia. La Tunisia dall’indipendenza alla transizione

Leila El Houssi
Roma, Carocci, 110 pp., € 13,00
Anno recensoine: 2013

Leila El Houssi, docente e coordinatrice del Master in Mediterranean Studies
all’Università di Firenze, dedica questo agile volume a una ricostruzione documentata
degli eventi trascorsi dal suicidio di Mohamed Bouazizi il 17 dicembre 2010, evento che
ha scatenato la reazione a catena delle «Primavere arabe», fino ai lavori dell’Assemblea
costituente che ha preparato il testo poi approvato nel gennaio 2014. Introduce la narrazione
un excursus sulla storia del paese, dal quale emerge come chiave interpretativa
del volume la considerazione che la Tunisia sia caratterizzata da una secolare tendenza
all’incontro tra culture diverse: anzitutto l’araba, che si innesta nel VII secolo su quella
berbera, e l’islamica, che si affianca all’antica tradizione del cristianesimo nordafricano
che ha in Sant’Agostino di Ippona e nei santi e martiri dei primi secoli i loro simboli. In
età moderna, si unirono a questo melting pot mediterraneo immigrati provenienti da varie
città italiane, maltesi, francesi e altri. Per non dire della presenza ebraica antica e nuova
in quelle terre. A giudizio dell’a. questa diversità ha lasciato un ricco patrimonio culturale
alla Tunisia odierna che, tuttavia, non sempre ha fatto di questa transculturalità il tratto
decisivo della sua identità. Un’occasione perduta, secondo l’a., anche nella nuova costituzione
dove prevale un’impostazione arabo-islamica (p. 88). Se questa lettura può valere
per tutto il contesto maghrebino, sarebbe stato interessante esplicitare le modalità con cui
emerge questa identità squisitamente «tunisina» e transculturale. In realtà, lo scopo del v.
va oltre la discussione sul processo di nation-building tunisino, che è dato per acquisito,
mentre si concentra sulla descrizione dei due regimi di Bourghiba e di Ben Ali, per segnalare,
nel primo caso, come il padre della Tunisia indipendente abbia condotto il Paese
sulla via di una laicità imposta dall’alto, di cui l’a. segnala debolezze e pregi specialmente
quanto alle questioni di genere. Con l’arrivo al potere di Ben Ali nel 1987 si apre una
nuova fase in cui il Paese cambia radicalmente volto e che si concluderà con il sacrificio di
Bouazizi. Sembra un po’ sacrificata, nella sintesi narrativa dell’a., l’analisi del complesso
rapporto che i due leader hanno intessuto con le correnti dell’islam politico, in particolare
con il Mouvement de la Tendence Islamique, poi Partito della Rinascita (Ennahdha). Tale
relazione rimane decisiva per comprendere la realtà del mondo arabo contemporaneo
anche in un’ottica di comparazione con ciò che avveniva nei paesi vicini, in particolare
nell’Egitto da Nasser a Mubarak. Il fattore islamico nelle sue varie forme, quelle più nuove
per il paese legate al salafismo, o quelle tradizionali legate al mondo delle confraternite
sufi, continua a esercitare la sua influenza, accanto alle diverse correnti laiche, liberali e
socialiste in cui si esprime la società civile. Interessante lo spunto sui giovani, dove l’a.
spiega che l’attrazione che essi sentono verso il movimento salafita risponde in realtà al
vuoto di risposte e di futuro di cui essi soffrono. Come Mohammed Bouazizi.

Paola Pizzo