SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Cento anni di padri della patria 1848-1948

Federica Albano

Torino-Roma, Comitato di Torino dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano-Carocci, 285 pp., € 39,00 2017

Al centro del libro sono i celeberrimi quattro «grandi fattori» del Risorgimento e dell’unità d’Italia (Cavour, Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II). L’a. ripercorre la costruzione di questo pantheon patriottico, la sua collocazione nella lotta politica e nell’immaginario nazionale attraverso un secolo di storia, quello che unisce le vicende del 1848 alle prime elezioni politiche della Repubblica postbellica, passando dunque attraverso l’Italia liberale, il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale. Questa duplice specificità – l’argomento e l’arco temporale, entrambi vastissimi – è sufficiente a segnalare la difficoltà di tenere insieme le tante questioni che il lavoro solleva. La scelta di muoversi lungo una cronologia a tal punto ampia e densa di trasformazioni nel campo degli usi pubblici del passato conduce a non poche semplificazioni: il volume finisce per scontare limiti palesi sul piano dell’architettura dei capitoli e dell’organizzazione della documentazione, oltre che un appiattimento sulle opere di altri studiosi. La periodizzazione interna evidenzia gli snodi cruciali della memoria risorgimentale nello spazio pubblico (1848-1860, 1861-1876, 1876-1900, 1900-1922, 1922-1945, 1945-1948): l’analisi delle tante implicazioni connesse alle varie stagioni storiche si arresta tuttavia a uno stadio prevalentemente didascalico. Ne deriva che i capitoli, pur esibendo un cospicuo materiale archivistico e pubblicistico, non ne sfruttano le potenzialità in termini di esplorazione critica e ripropongono cornici d’insieme e letture nel complesso già note. In sequenza scorrono così paragrafi-medaglioni che, se da un lato danno conto della rilevanza del tema nella vita nazionale e della mole impressionante di documentazione disponibile, dall’altro risultano troppo esili, rapidi e tra loro poco comunicanti. In una prospettiva di sintesi come quella adottata, più della descrizione separata delle singole mitologie sarebbe stato opportuno individuare alcune questioni trasversali, capaci di restituire in sincronia la presenza dei quattro grandi nella polemica politica e nel discorso pubblico. In alternativa, l’a. avrebbe potuto concentrarsi con maggiore profitto su un periodo circoscritto, puntando ad allargare in profondità lo studio. Ad esempio, gli anni «in vita» dei protagonisti – fase sulla quale affiora qualche spunto interessante – definiscono in sé un osservatorio originale, con la possibilità di sondare l’elaborazione «in diretta» dei miti, di scandire nel dettaglio i tempi e le modalità della loro trasmissione mediatica. Volendo invece restare nell’ottica del lungo periodo, tra i «padri della patria» si avverte semmai l’esigenza di una ricerca più sistematica e articolata sulla parabola di Cavour, la cui fortuna-sfortuna nei vari circuiti della memoria nazionale e degli usi pubblici non ha ricevuto finora la stessa attenzione dedicata agli altri artefici dell’unità italiana.


Massimo Baioni