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Il fascismo della Repubblica Sociale a processo. Sentenze e amnistia (Bologna 1945-1950)

Alberto Mandreoli
Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 390 pp., € 30,00

Anno di pubblicazione: 2017

Attraverso i fascicoli processuali di delatori, torturatori, omicidi, l’a. si propone di
restituire un quadro della giustizia postbellica e del successivo «oblìo di un’Italia che molto
velocemente ha voluto dimenticare» (p. 9). Se si constata che a Bologna l’opera delle
Corti d’assise straordinarie è stata «eccezionale», essa è stata vanificata dalle sentenze
emesse dalla Cassazione. Questa impostazione del lavoro conduce puntualmente a due
obiettivi diversi e paralleli: la ricostruzione dei crimini commessi e dell’iter processuale a
carico dei responsabili, da una parte, la denuncia della mancata o insufficiente opera di
giustizia della nuova Italia, dall’altra. Sguardo che è confermato da Mimmo Franzinelli
nella Postfazione.
La ricerca è stata condotta su una documentazione in gran parte inedita, restituendo
un quadro d’insieme importante per lo studio tanto dell’uso della violenza in campo
fascista quanto della giustizia postbellica. Dopo un’agilissima Introduzione, l’a. affronta
responsabilità e processi di persone per lo più note nell’ambito della storiografia resistenziale,
ma per le quali si reperisce nuova documentazione e si ricostruisce un quadro più
completo. Tra i casi affrontati, quelli degli italiani che parteciparono al massacro di Monte
Sole, come la notissima, nella storia della Resistenza bolognese, Vienna, pseudonimo di
una ex partigiana passata al ruolo di delatrice nel dicembre del 1944. E ancora, Renato
Tartarotti, che aveva costituito e comandato la Cas (Compagnia autonoma speciale)
con pieni e spregiudicati poteri nel contrasto del movimento partigiano. Di particolare
interesse sono le ricostruzioni dei fatti proposte dagli imputati. Dopo il primo giudizio,
segue infine la ricostruzione della richiesta di applicazione dell’amnistia e delle sentenze
di Cassazione. Di molti dei casi studiati si ricostruisce la traiettoria esistenziale dei fascisti
anche successiva alla guerra e alla (mancata) giustizia del dopo. Si possono così evidenziare
continuità di attivismo politico, messa presto da parte la fase della resa dei conti, nella
militanza nel Movimento sociale italiano.
Mandreoli affronta in modo piano, positivo, senza farsene spaventare, il delicato
rapporto tra ricostruzione giudiziaria e ricostruzione storica, avendo il merito di restituire
un quadro delle inchieste e dati finora mancanti. Se il caso è quello locale, relativo a Bologna,
nondimeno è ricco di spunti tali da suscitare riflessioni di carattere generale. L’a.,
intrapreso caparbiamente questo filone di ricerca, ha concluso un nuovo volume relativo
alle ausiliarie, alle spie e alle delatrici in Emilia Romagna. I suoi precedenti lavori avevano
indagato altri aspetti della guerra civile: l’uccisione da parte di una banda fascista nel 1944
del diacono bolognese Mauro Fornasari (2013); Vangelo e coscienza (2014), proponeva
uno sguardo alla dimensione religiosa dell’adesione alla Resistenza e della sua non facile
gestione nel dopoguerra, tra amministrazioni rosse e guerra fredda.

Luca Alessandrini