Il patto col diavolo. Mussolini e papa Pio XI. Le relazioni segrete fra il Vaticano e l’Italia fascista

David I. Kertzer
Milano, Rizzoli, 2014, 555 pp., € 24,00 (ed. or. New York, 2014, trad. it. di Leonardo Clausi)
Anno recensoine: 2015

Il libro, premio Pulitzer 2015, analizza il rapporto tra la Chiesa cattolica e il regime
fascista in Italia, nonché i suoi protagonisti alla luce di un’approfondita ricerca, inserendosi
a pieno titolo in una feconda stagione di studi sul tema.
Numerosi risultano i contributi innovativi apportati dallo storico americano al dibattito
sulle relazioni tra Pio XI e Mussolini, e sulle contrastanti valutazioni, convinzioni,
attese e speranze espresse dal papa e dal suo entourage nei riguardi del fascismo. Gli eventi
salienti che condussero al sodalizio politico e giuridico tra la Santa Sede e il governo fascista
sono ripercorsi facendo emergere i calcoli in termini di opportunità che hanno caratterizzato
le strategie di entrambe le parti. Ma, com’è noto, la prima crisi arrivò all’indomani
della firma del Trattato e del Concordato, perché, come ricordò Pio XI a Jacini: «ora viene
il difficile; si tratta di applicare quanto è stato stabilito» (p. 125). Il papa e il duce, nel
tutelare i diritti che ritenevano propri, continuarono negli anni a venire un rapporto che
si andò inasprendo con sgarbi, ripicche, minacce di rottura, vicendevoli accuse ed epiteti
confidati nel corso delle udienze private.
Gli efficaci ritratti biografici e caratteriali di Pio XI e Mussolini, ma anche degli
ecclesiastici, dei politici e dei diplomatici, permettono una maggiore storicizzazione delle
decisioni e delle scelte da essi compiute nel corso del «ventennio». Si conosce il progressivo
isolamento di Ratti nell’ultima fase del suo pontificato a riguardo della politica razziale
fascista, ma dai dialoghi ricostruiti dall’autore tra il segretario di Stato e il corpo diplomatico
si comprende meglio il tratto autoritario e assolutistico del papa, e i motivi che lo
portarono a escludere i suoi più stretti collaboratori dalla gestione di alcune importanti
questioni politiche. Vengono precisati, inoltre, alcune peculiarità soggettive, come l’ossessione
di Tacchi Venturi per i protestanti e soprattutto per gli ebrei, e quella antisemita
e anticomunista del generale dei gesuiti Ledóchowski, che tanto peso avrebbe avuto nelle
vicende della seconda metà degli anni ’30.
Per quanto riguarda l’ultima fase del pontificato di Pio XI, se al centro della ricostruzione
rimangono le questioni relative alla politica italiana, l’a. non omette qualche
cenno alla guerra civile spagnola e alcuni approfondimenti sui rapporti sempre più tesi
della Santa Sede con la Germania nazionalsocialista. Alla reazione del papa di fronte alla
campagna razziale e alla legislazione antisemita del governo fascista sono dedicati i capitoli
finali del libro. Il focus sulle ultime settimane di vita di Ratti permette di ricostruire
con sempre maggiore chiarezza i propositi battaglieri del papa moribondo che preparava
il discorso per il decennale della Conciliazione. La sua sopraggiunta «morte conveniente»
(p. 340) portò via con sé la possibilità che l’enciclica «nascosta» venisse edita e che venissero
ridiscussi i rapporti tra la Chiesa cattolica e il regime fascista.

Raffaella Perin