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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La grande carestia del 1813-1817 in Friuli. L’ultima grande crisi di sussistenza del mondo occidentale

Marco Monte

prefazione di Gianni Oliva, Udine, Gaspari, 302 pp., € 24,00 2017

La carestia che interessò il Friuli tra 1813 e il 1817 è l’oggetto d’indagine del volume, che si articola in tre parti distinte. Nella prima, in termini generali, si ripercorrono le cause congiunturali e straordinarie, le conseguenze sociali e demografiche, le risposte delle istituzioni alle difficili congiunture. Il periodo compreso tra la fine del XVIII secolo e i primi decenni del XIX si contraddistinse nel Triveneto per le difficoltà, le distruzioni, le razzie originate dalle guerre napoleoniche e dai cattivi raccolti, culminati nell’anno «senza sole», dovuto alle polveri emesse dalle eruzioni del vulcano Tambora (nell’odierna Indonesia) tra il 1811 e il 1818. Nella seconda parte vengono tratteggiati i caratteri distintivi di alcune patologie connesse alla malnutrizione e alla denutrizione diffuse nell’Italia settentrionale nel XIX secolo. Nella terza sono esposti i risultati di un’ampia e approfondita ricognizione archivistica basata principalmente sui registri parrocchiali: una fonte complessa e che richiede un notevole impegno anche logistico. L’indagine riguarda oltre una ventina di distretti posti tra le zone di bassa e alta pianura, la città di Udine, la pedemontana occidentale e orientale e i territori montuosi del Friuli. Questa ripartizione consente di verificare l’incidenza delle variabili geo-morfologiche e delle caratterizzazioni produttive dei diversi ambienti della regione. I dati raccolti, arricchiti da diverse testimonianze, consentono all’a. di ricostruire l’andamento della mortalità dei singoli anni tra il 1816 e il 1818, nelle parrocchie di ciascuno dei distretti esaminati. In Appendice una serie di tabelle riporta i dati relativi alla mortalità complessiva e prematura divisa per annualità e mensilità con l’indicazione delle cause di morte (fame, inedia, miseria; pellagra; tifo; «senza causa»), nel centro di riferimento di ciascun distretto (pp. 253-298). Nell’analisi del volume si possono distinguere con nettezza due parti, di diverso taglio e significato. I primi due capitoli presentano una ricognizione ampia, ma senza alcun apporto innovativo o originale. Inoltre, il desiderio dell’a. di «una calda e completa adesione ad una teoria di sofferenze umane» non trova equilibrio non tanto «con il freddo distacco» accademico (p. 12), quanto con una puntuale penetrazione del contesto e della storiografia. I riferimenti bibliografici non appaiono adeguati, mancando l’indicazione di vari recenti lavori sulle carestie e soprattutto rinvii al ricco dibattito aperto negli ultimi anni dagli studi di Amartya Sen. Il nucleo del libro è costituito dal terzo capitolo, il più esteso, che nei dati presentati trova il suo apporto più significativo e che consente una lettura approfondita, soprattutto dal punto di vista demografico, della carestia del secondo decennio dell’800 in Friuli.


Maria Luisa Ferrari